Guida galattica per autostoppisti, addio e grazie per tutto il pesce

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Guida galattica per autostoppisti (The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy) Genere: Commedia/Fantascienza Regia: Garth Jennings Cast: Martin Freeman, Mos Def, Sam Rockwell, Zooey Deschanel, Bill Nighy, John Malkovich, Stephen Fry (La guida – voce), Alan Rickman (Marvin l’androide – voce), Helen Mirren (Pensiero Profondo – voce) Anno: 2005 Durata: 110 min

tumblr_mgztacCv1F1qe2w1uo1_1280Per circa venti anni la sceneggiatura di Guida galattica per autostoppisti, tratta dal primo volume della trilogia in cinque parti e scritta dallo stesso autore dei romanzi Douglas Adams, ha vagato nell’incommensurato spazio ignoto per poi finire nel 2005 tra le mani dello sceneggiatore Karey Kirkpatrick e del regista di videoclip Garth Jennings. Ora, questo fatto assai noto avrebbe dovuto scuotere l’animo sensibile di molte delle civiltà meno formaliste dell’Orlo Esterno Est della Galassia, eppure quello che i discendenti di scimmia ricordano su tale avvenimento è paragonabile ad un grumo di mollume verde trovato sotto l’ascella di un Vogon in un mattino di mezza estate.

Molti dei fan della saga fantascientifica più bizzarra del Sussex orientale preferiscono scindere le due opere, ma con le dovute precauzioni. La trasposizione cinematografica scritta da Adams trova posto nella cesta delle opere fin troppo compiute per poterci fare un film. Con pochi ritocchi, Kirkpatrick, prende lo script di Adams e lo adatta per una pellicola di circa due ore, ma conservando le impronte digitali di Doug che, effettivamente, sono dappertutto. La vita del film respira l’arguzia di Adams, ma le immagini sembrano essere un’interpretazione troppo distante da quella dello scrittore inglese.

In ogni caso, liberandosi della gigantesca e geniale figura dell’autore, c’è da dire che molti elementi del film vanno salvati sicuramente. Già dal prologo iniziale si ha subito la sensazione di trovarsi di fronte ad un’opera sentimentale che abbraccia l’ironia esilarante dell’originale. Certo è che, al di là delle qualità di Jennings e del suo film, lo spettatore, dopo la visione, viene spinto da un’irrefrenabile desiderio di leggere uno o più romanzi della saga galattica, diventarne un fan, rivedere il film e finire col rivalutarlo.

Il film si apre con un musical perfettamente coreografato che vede protagonisti i delfini del pianeta terra e ad essere onesti potrebbe tranquillamente essere definito il più geniale prologo di sempre.1

La storia poi coinvolge Arthur Dent (Martin Freeman), che in un mattino qualunque della sua vita qualunque riceve una cattiva notizia e una buona. La cattiva notizia è che la Terra sta per essere distrutta per costruire una superstrada intergalattica. La buona notizia è che il suo migliore amico, Ford Prefect (Mos Def) è un alieno proveniente da un pianeta nei pressi di Betelgeuse in visita sulla Terra per fare ricerche riguardo al pianeta e da inserire in un’enciclopedia galattica e, cosa più importante, con un alzata di pollice permette ad entrambi di mettersi in salvo finendo su una delle tante navi spaziali Vogon in procinto di disintegrare il pianeta. Per i due autostoppisti inizia così una galassia di avventure rocambolesche.

Buon adattamento o no, il film colpisce su vari fronti, sembra un piccolo assaggio di un’enorme calderone di follia dal quale proviene. E’ abbastanza semplice far notare che non c’è mai stato niente di simile. La guida serve come una sorta di fondo narrativo, un dispositivo perfetto disponibile per essere consultato in un lampo e che conduce il pubblico verso il successivo segmento del film. Molto azzeccata l’idea delle immagini kitsch in 2-D che rendono ancora più divertenti e comprensibili le spiegazioni della guida. Negli angoli bui dell’universo Arthur incontra androidi paranoidi, leader di sette, e un progettista fiordo chiamato Slartibartfast che ha la scorza del sempre venerabile Bill Nighy.the-hitchhikers-guide-to-the-galaxy-still7

Martin Freeman è la scelta più indovinata per l’annebbiato Arthur, perennemente in vestaglia non si spoglia mai del suo personaggio – in tutti i sensi -, un uomo qualunque perfettamente banale che fatica a comprendere quanto l’universo sia immenso e selvaggio. Eppure i momenti con Trillian, la bellissima Zooey Deschanel, sembrano allontanarsi dal resto della narrazione, e per fortuna durano poco. Mos Def regala un profilo un po’ troppo distaccato a Ford Prefect pur affermando il suo tempismo comico impeccabile, mentre Alan Rickman è superbo nel dar voce al robot maniacalmente depresso Marvin. Infine il presidente della galassia Zaphod Beeblebrox, fastidioso. Perché Zaphod è Sam Rockwell e Sam Rockwell è una creazione intrinsecamente irritante di Hollywood (cioè un genio).

Un po’ frenetico e disordinato, a volte sembra un tour nelle idee di Adams, durante il quale non ci è permesso di scendere, prendere fiato e assaporare la vista. Alcuni dialoghi risultano ancora confusi e incomprensibili. Eppure, tutto è perdonato durante i momenti del film di brillantezza comica o visiva, come ad esempio la risposta del super-computer Pensiero Profondo a una folla oceanica. Romanzo, programma radiofonico, e mini-serie tv oltre che allo script dello stesso Douglas Adams, aiutano Jennings a consegnare un film confinante nel classico. Ma se siete nuovi a tutto questo e non sapete a cosa serva un asciugamano, o cosa un capodoglio e un vaso di petunie hanno in comune, o quali possano essere i devastanti effetti di una poesia Vogon, allora ragazzi miei imbracciate la vostra Guida galattica per autostoppisti e… NIENTE PANICO!

★★★½

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Michele Giacci

Michele Giacci

Michele Giacci nasce a Napoli il 31 maggio 1987, l'anno di Full Metal Jacket, Il cielo sopra Berlino, Gli Intoccabili, Wall Street e del primo scudetto del Napoli di Maradona. Cresce coi western alla tv e coi film di Spielberg al cinema, insieme ai romanzi di formazione del ventesimo secolo e all'amore incondizionato verso l'isola d'Irlanda.

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