La legge del mercato, i lavoratori sono gli eroi degli anni duemila

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La legge del mercato
(La loi du marché) Genere: Drammatico Regia: Stéphane Brizé Cast: Vincent Lindon, Karine de Mirbeck, Matthieu Schaller, Yves Ory, Xavier Mathieu Durata: 92 min. Anno: 2015

La-loi-du-marche-affiche-350x467Thierry Taugourdeau è un cinquantenne precario in cerca di un lavoro stabile, sposato e con un figlio affetto da autismo. L’uomo deve confrontarsi con il duro mercato del lavoro.
A tre anni dal suo ultimo film, Quelques heures de printemps, il regista francese Stéphane Brizé ha partecipato allo scorso Festival di Cannes con il dramma La legge del mercato, che ha ricevuto consensi da parte della critica (Palma d’oro per il miglior attore e Premio della giuria ecumenica) e applausi decisi alle proiezioni per il pubblico, meritatamente.
La sua attenzione é rivolta al mercato del lavoro odierno in Francia, ma date le condizioni simili il discorso può essere mutuato in quasi tutti gli altri paesi europei, e alle conseguenti crisi individuali che vivono i lavoratori degli anni dieci. Dalla sceneggiatura scritta con Olivier Gorce si desume che l’uomo di estrazione sociale medio-bassa ha un desiderio tanto pragmatico quanto di difficile realizzazione: un posto di lavoro fisso di qualsiasi natura, che gli conferisca la possibilità di una condotta di vita appagante e senza scossoni.
Il lavoratore, che può benissimo essere definito un eroe moderno, si ingegna come può nonostante gli impedimenti dirimenti: studia, ottiene diplomi, segue corsi, continua a seguire corsi, lotta contro i datori di lavoro disonesti e si rimbocca le maniche in ogni campo. Quindi si mette in gioco a qualsiasi età, si confronta con qualsiasi ostacolo. Ciò gli fa onore e lo eleva socialmente nonostante gli estratti conto spesso dimostrino che é quasi vicino alla povertà.LA-LOI-DU-MARCHE_6-©Nord-Ouest-Films-–-Arte-France-Cinéma-1024x540
Portavoce di un’intera generazione di cinquantenni precari, senza lauree e le conoscenze che contano, é il personaggio interpretato dall’eccellente Vincent Lindon, Thierry Taugourdeau. Il quale dopo quasi un anno e mezzo di disoccupazione, trova lavoro come addetto alla sicurezza in un supermercato. Da un lato si sente al sicuro perché ha fatto quello che per il principio del socialmente giusto un padre di famiglia dovrebbe fare, ovvero far condurre una vita dignitosa alla propria famiglia, ma dall’altro inizia ad insediarsi in lui una crisi individuale che lo rende costantemente pensieroso e silenzioso (infatti man mano che il film procede Thierry pronuncia sempre meno battute, anche in famiglia).
L’uomo si domanda il perché le persone rubino oggetti comuni ed economici dagli scaffali, perché i colleghi neghino l’evidenza, quanto é difficile resistere alla possibilità di compromettersi per ottenere un buono sconto. Il pregio del film sta nel cercare di rispondere a queste e altre domande per tutto il film per prepararci a riflettere col protagonista nel finale, che ci lascia con una malinconia a cui é difficile rimanere indifferenti. Brizé realizza, dunque, un dramma che ha delle evidenti caratteristiche in comune con lo splendido Due giorni, una notte dei fratelli Dardenne, non solo per la materia trattata, ma anche per lo stile: primi e primissimi piani, niente manierismi o usi di camera particolari. Solo la vita comune così com’è.

★★★

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