Sangue del mio sangue, un mondo perduto fra passato e presente

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Genere: Drammatico, Fantastico Regia: Marco Bellocchio Cast: Pier Giorgio Bellocchio, Roberto Herlitzka, Fausto Russo Alesi, Alba Rohrwacher, Federica Fracassi, Tony Bertorelli, Alberto Cracco, Filippo Timi, Lidia Liberman, Alberto Cracco, Elena Bellocchio Durata: 106 min. Anno: 2015

Due storie fra passato e presente. Stesso luogo, ovvero le antiche prigioni di Bobbio, un tempo sede di un convento. La prima è ambientata nel seicento e narra la vicende di un giovane uomo d’armi (Pier Giorgio Bellocchio) che viene sedotto come il suo gemello prete da una suora che ricorda tanto la monaca del Manzoni, chiamata Suor Benedetta, la quale sarà suo malgrado costretta a subire prove dolorosissime al fine di accertare o meno il suo patto con il Demonio. La seconda invece si svolge ai giorni nostri, dove un misterioso conte/vampiro (Roberto Herliztka), che esce solo di notte, viene incalzato da un sedicente ispettore ministeriale (sempre interpretato da Pier Giorgio Bellocchio).

Quello che mette in scena Marco Bellocchio nel suo ultimo personalissimo film è un mondo perduto dove passato e presente si confondono, un ambiente ostile chiuso in sé stesso fatto di ombre, echi e rimandi. Sangue del mio sangue, presentato in concorso alla 72ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, ci trasporta nelle viscere della poetica del regista piacentino, con una storia che ha molti aspetti autobiografici, vedi il fratello morto suicida e i luoghi dell’infanzia, la cara Bobbio. Questa dimensione interiore trasposta per immagini diventa un’esperienza onirica e grottesca, ma al tempo stesso una lucida riflessione sull’umanità tout court, com’era in passato e com’è adesso, schiava della carne, effimera, tormentata. Immagini mai banali, con una fotografia (quella di Daniele Ciprì) grigia e cupa ma anche fatta di lacerante luminosità e bellezza. Senza dimenticare che la pellicola trova un filo conduttore nel sangue, ovvero il legame biologico che lega due fratelli gemelli, la sete del vampiro conte, ma sangue anche inteso come carnalità, la perenne lotta tra la castità di matrice cattolica e l’abbandono ai piaceri sessuali (in questo senso le due sorelle interpretate da Alba Rohrwacher e Federica Fracassi ne sono un esempio lampante). E c’è pure una sottotrama politica: il Conte di Herliztka si è ritirato dalla vita attiva e si nasconde nell’ombra, ma nonostante ciò è capace di controllare le sorti di un intero paese (Bobbio). Le cose sono andate sempre bene così da quando da oltre trent’anni il Conte ha provveduto a mantenere un quieto vivere nelle cittadina. Le cose hanno funzionato perché, secondo il Conte, la comunità era isolata e riusciva agevolmente ad autogestirsi senza aiuti esterni. Ma restare al passo con i tempi è difficile, perché tutto si evolve molto velocemente. Allora meglio essere invisibili come il Conte, che non vuole vivere la contemporaneità. Due menzioni a margine: lo splendido rifacimento di Nothing Else Matters che accompagna con le sue note alcune scene chiave del film e il pazzo interpretato da Filippo Timi, che, anche se appare per pochi minuti, buca lo schermo.

Sangue del mio sangue è un film doloroso e profondo dove forse non tutto funziona sempre alla perfezione, ma le suggestioni che lascia sono innumerevoli. Bellocchio si (ci) domanda dove stiamo andando, il tutto sulle ceneri di un mondo smarrito in cui l’unica soluzione sembra quella di lasciarsi trasportare e perdersi completamente.

★★★½

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Nicolò Barison

Nicolò Barison

Nicolò Barison nasce a Fossano (CN), classe 1985. Grande appassionato di cinema, è redattore del sito di informazione cinematografica CineCaverna e collabora con la rivista di poesia, arte e letteratura on-line Poetarum Silva (www.poetarumsilva.com).

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