Toy Story 3 – La grande fuga, dal college all’asilo

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Toy Story 3 – La grande fuga (Toy Story 3)

Genere: Commedia, Avventura. Regia: Lee Unkrich. Cast: Tom Hanks, Tim Allen, Joan Cusack, Ned Beatty, Don Rickles, Michael Keaton, Wallace Shawn, John Ratzenberger, Estelle Harris (nella versione italiana Fabrizio Frizzi, Massimo Dapporto, Ilaria Stagni, Riccardo Garrone, Renato Cecchetto, Fabio De Luigi, Claudia Gerini, Gerry Scotti, Giorgio Faletti). Durata: 103 min. Anno: 2010.

Toy Story 3 01Nuova avventura per i giocattoli di Andy, che in questo terzo capitolo si trovano a scappare da un asilo gestito con pugno di ferro da Lotso, un orso che profuma di fragole, oltre a dover gestire emotivamente la partenza del loro padroncino, ormai cresciuto, per il college.

Toy Story 3 – La grande fuga inizia, letteralmente, col botto, in un gioco di rimandi e citazioni sia interni, con riferimenti alle sequenze iniziali di Toy Story – Il mondo dei giocattoli (Toy Story, 1995) di John Lasseter e Toy Story 2 – Woody e Buzz alla riscossa (Toy Story 2, 1999) di John Lasseter, Lee Unkrich e Ash Brannon, sia alle passioni degli autori: un esordio in puro stile western, con tanto di locomotiva ispirata a quella di Walt Disney, al quale vanno ad aggiungersi nel finale elementi fantascientifici come l’astronave del cattivissimo Dottor Prosciutto, un villain che sembra uscito da un film di James Bond. Ma il bello deve ancora venire. Tutta la scena si rivela essere un gioco di Andy che dopo vediamo, ancora bambino, ripreso dalla madre, con le immagini un po’ sgranate e la canzone Un amico in me, successo di Randy Newman del primo film, che malinconicamente ci accompagna al nero totale: da qui, niente sarà più come lo conosciamo.

Andy è cresciuto, la sua stanza è cambiata, vi sono rimasti pochissimi giocattoli e il terrore serpeggia tra di loro, per la paura di essere abbandonati: questo pensiero permea tutto il film a diversi livelli, perché la paura di Woody, Buzz e compagni è il riflesso dello stesso timore provato dalla madre nel veder andare via di casa il proprio figlio. Per questo motivo, ma non solo, Toy Story 3 – La grande fuga, così come i due capitoli precedenti, è un film che può essere fruito in modo diverso, a livelli differenti e da diverse tipologie di spettatori: i bambini ci troveranno un fantastico divertissement, identificandosi nella piccola Bonnie e nei suoi giochi fantasiosi, mentre gli adulti potranno rivedersi nella figura materna, ma non solo, perché potranno cogliere il significato più profondo di alcune citazioni e battute destinate propriamente a loro, come quando “Lotso si aggrappa a una gamba di Woody e lo trascina con sé, in una citazione dal film La casa (The Evil Dead, 1981) di Sam Raimi”*.

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Anche Lotso, l’antagonista del film, non è il classico cattivo da cartone animato, è guidato da un’amarezza e da un risentimento che ne fanno un personaggio molto più profondo, “ha trasformato il Sunnyside in una prigione”* proprio perché forse non vuole più essere abbandonato da nessuno. E sempre parlando di temi per adulti, l’abbandono non è l’unico argomento forte trattato in Toy Story 3 – La grande fuga, perché nel finale c’è anche un chiaro riferimento alla morte.

Tra i rimandi ad altre pellicole, va segnalato “un peluche di Totoro, protagonista del film Il mio vicino Totoro (Tonari no Totoro, 1988) di Hayao Miyazaki, come segno dell’amicizia fra la Pixar e lo Studio Ghibli”*.

“Il 6 settembre 2009 John Lasseter, Pete Docter, Andrew Stanton e Lee Unkrich sono premiati con il Leone d’Oro alla carriera, nel corso della 66a Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia: il premio viene loro consegnato da George Lucas”*. Dopo la proiezione fuori concorso a Venezia, insieme a Toy Story 2 – Woody e Buzz alla riscossa in 3D, “Toy Story 3 – La grande fuga è presentato in anteprima mondiale al Taormina Film Festival il 12 giugno 2010″*.

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“Gli effetti speciali del film sono nominati ai Visual Effects Society Awards, quarta volta per un film d’animazione, dopo La Bella e la Bestia, Toy Story – Il mondo dei giocattoli e A Bug’s Life – Megaminimondo. Il film vince due premi Oscar, Miglior film d’animazione e Miglior canzone”*. “Toy Story 3 – La grande fuga si aggiudica il Golden Globe e il Bafta come Miglior film d’animazione, il Grammy per la Miglior canzone (We Belong Together di Randy Newman) e due National Board of Review Awards: Miglior film e Miglior film d’animazione”*.

Frozen – Il regno di ghiaccio (Frozen, 2013) di Chris Buck e Jennifer Lee, con il suo miliardo e 341 milioni di dollari d’incasso mondiale, ha strappato lo scettro di re dell’animazione a Toy Story 3 – La grande fuga, rimasto a un miliardo e 63 milioni.

★★★★★

* Tutte le citazioni sono tratte dal libro Dal pixel alla Pixar di Virgilia Bertolotto, Vincenzo Grasso Editore, 2014, Padova

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Virgilia Bertolotto

Virgilia Bertolotto

Nasce a Torino nel 1987. Appassionata da sempre di cinema e, in particolare, di cinema d’animazione, nel 2011 consegue la laurea magistrale in Discipline cinematografiche - Storia, teoria e patrimonio. Nel luglio 2014 Vincenzo Grasso Editore pubblica il suo saggio "Dal pixel alla Pixar". Nel tempo libero gestisce tre fanpage su Facebook (Mads Mikkelsen Italia, William Holden Tribute e Jack Huston Italia) e si diletta nel montaggio di filmati. Gli altri suoi interessi sono la lettura, la fotografia e l’arte.

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