Taxi Teheran, il cinema che porta in viaggio un messaggio di libertà

Share Button

TaksojuhtGenere: commedia/drammatico – Regia: Jafar Panahi – Cast: Jafar Panahi – Durata: 82 minuti – Anno: 2015

TaxiTeheran_locandinaHDPresentato al Festival di Berlino dove ha vinto l’Orso D’oro, arriva anche in Italia il film “ribelle” Taxi Teheran di Jafar Panahi. Nonostante il divieto impostogli dal regime iraniano, Panahi decide di uscire dalle mura di casa (dove ha già girato This is not a film nel 2011) e con tre telecamere posizionate sapientemente nel “suo taxi” percorre le strade di Teheran girando il suo film (d)all’interno dell’abitacolo. Nonostante i limiti tecnici obbligatori, Panahi riesce a realizzare un prodotto ricco che alterna momenti divertenti a momenti più drammatici, che si tratti di fatti ripresi (il passeggero che deve correre in ospedale) oppure di discussioni (tutto il discorso legato alla cultura e ai limiti imposti dal regime per realizzare un film). Il risultato è un ritratto umano della città e insieme una forte dichiarazione d’amore nei confronti del cinema.

Bisogna guardare tutti i film” dice ad un certo punto Jafar (protagonista della pellicola), “poi ognuno si costruisce il proprio gusto”. Nel dipingere una serie di situazioni che passano attraverso il suo taxi, Panahi denuncia la repressione culturale imposta dal regime iraniano e invita all’apertura mentale in ogni campo, che si tratti di una discussione sulla punizione da dare ai ladruncoli da quattro soldi, fino alla realizzazione di un film.
La bellezza di Taxi Teheran non sta solo nel suo essere un film denuncia tanto coraggioso, nel suo appello di apertura nei confronti del diverso, nella sua audacia nella realizzazione, ma soprattutto nel tono adottato per trattare temi così delicati.
Tra la leggerezza della commedia e la serietà del dramma, gli 82 minuti di Taxi Teheran scivolano via come una bella chiacchierata in un viaggio tra amici. Si ride molto durante il film e nella volontà di rappresentare la vita con (sordido) realismo, Panahi costruisce dei personaggi memorabili.

Dal punto di vista tecnico, sebbene la regia sia millimetrica nella costruzione della messa in scena all’interno del quadro, il regista iraniano gioca molto sull’illusione che tutto ciò che avviene sia reale, a partire dalla sua presenza come “Jafar Panahi” riconosciuto all’interno del film, fino alla consapevolezza di alcuni passeggeri che Panahi sta girando un film proprio in quel momento, fino ancora al gesto di girare con le proprie mani le telecamere poste sul cruscotto del taxi. Il regista iraniano instilla il dubbio nello spettatore dall’inizio alla fine, anche nel maneggiare le proprietà del film, dalla presenza sonora del traffico, fino al montaggio. Per esempio, laddove nel cinema solitamente si tende a tagliare alcuni momenti di “realtà” (il cinema è la vita con le parti noiose tagliate, diceva Hitchcock), Panahi indugia su alcuni gesti quotidiani, restituendo una testimonianza più veritiera dell’evento che accade proprio in quell’istante davanti agli occhi dello spettatore.
Taxi Teheran è un perfetto punto d’incontro tra tecnica e arte cinematografica.
Taxi-00590Tornando, infine, al discorso sul cinema, è proprio attraverso quello che Jafar Panahi parla allo spettatore e fa il suo appello affinché il cinema rimanga vivo: i film che abbiamo visto sono già stati girati e i libri che abbiamo letto sono già stati scritti, bisogna quindi uscire, conoscere le persone e ascoltare le loro storie per scriverne di nuove.
Ecco dove il discorso meta-cinematografico di Taxi Teheran raggiunge l’apice nella sua stessa natura di film itinerante, dove le persone entrano ed escono dalla location principale del film e raccontano o vivono le loro storie.
Per questo Taxi Teheran è un piccolo, coraggioso capolavoro che merita i premi che ha vinto dal primo all’ultimo.

★★★★½

Taxi-00370

Share Button
The following two tabs change content below.
Giuseppe T. Chiaramonte

Giuseppe T. Chiaramonte

Nato a Catanzaro nel 1988, vive nella provincia di Milano da sempre. Appassionato di cinema fin da piccolo capisce che vuole farne la sua vita quando vede La compagnia dell'anello. Nonostante l'imprinting col genere blockbuster, che rimane nel cuore, la conoscenza del cinema d'autore arriva qualche anno dopo grazie agli studi e ora tra i suoi registi preferiti si contano nomi come Billy Wilder, Orson Welles, Alfred Hitchcock, Martin Scorsese, David Fincher e Christopher Nolan. Ma siccome nella vita è un montatore video, la vera fonte di ispirazione arriva dalla leggendaria Thelma Shoonmaker, dal maestro Walter Murch e Kirk Baxter.

Be the first to comment

Leave a Reply