Babadook, metafora della paura

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The Babadook Genere: Horror Regia: Jennifer Kent Cast: Essie Davis, Daniel Henshall, Tiffany Lyndall-Knight, Tim Purcell, Noah Wiseman, Benjamin Winspear, Hayley McElhinney, Carmel Johnson, Craig Behenna, Michael Gilmour, Adam Morgan, Cathy Adamek Durata: 94 min. Anno: 2014

thebabadook_posterBNC’è un momento preciso in cui Babadook offre allo spettatore una forte chiave di lettura: durante una delle notti insonni, Amelia guarda la tv sulla quale stanno trasmettendo un film d’animazione sui Tre Porcellini ed è mostrato il lupo che si traveste da pecora. Una bestia feroce che si nasconde dentro un costume dall’aspetto innocente.
Il film di Jennifer Kent fa più o meno la stessa cosa. Babadook è un film horror che sfrutta i clichè del genere, ma è un horror solo in superficie, perché Babadook è prima di tutto un film drammatico, molto drammatico.
La vicenda di Amelia e Samuel (suo figlio di sette anni con evidenti problemi di socializzazione) è una gigantesca metafora sulla solitudine, sull’elaborazione del lutto e sulla paura di andare avanti e affrontare le vita.

La regista -anche sceneggiatrice- australiana mette insieme un prodotto che offre allo spettatore la potenza del film di genere, che usa uno strumento, una situazione per parlare di altro e lo fa, nel suo piccolo, con una forza sbalorditiva. Non solo la trama, anche la stessa casa diventa la metafora interiore del personaggio di Amelia, laddove la paura più profonda si cela e deve essere affrontata nel luogo fisico più nascosto. La scrittura e lo sguardo di Jennifer Kent hanno la consapevolezza dei Maestri e l’intelligenza della prima si rispecchia anche in piccoli dettagli come l’inserimento di spezzoni dei film di George Méliès leggermente modificati per la causa. Anche qui, l’autrice australiana dimostra di non voler realizzare un film horror puro, ma qualcosa di più, come un trucco di magia dove lo spettatore è invitato a vedere in una direzione mentre inconsapevolmente è parte di un gioco molto più grande.
babadook book
Il genere horror permette di usare il mezzo cinema nella sua massima espressione e ogni suono, immagine e luce diventano elementi palpabili, potenziali strumenti per incutere più o meno terrore. Ma Babadook ha il coraggio di differenziarsi dalla solita solfa che approda nelle sale nella stagione estiva. Babadook usa i tipici espedienti del genere per creare la tensione, ma non arriva mai alla catarsi spaventosa. Con il film di Jennifer Kent non si salta mai sulla sedia per la paura, ma ci si ferma un attimo prima con il conseguente accumulo di tensione che di scena in scena alza l’asticella.
Inoltre, la regista sceglie una regia più asciutta rispetto al solito e non usa comodi trucchetti di montaggio per confondere lo spettatore e aumentare così l’effetto spaventoso, anzi proprio la scelta di inquadrature più lunghe con una prospettiva, a volte, frontale, è determinante nella costruzione dell’angoscia crescente. Un grande aiuto arriva dalla fotografia di Radek Ladczuk che lavora moltissimo sui tagli netti di luce.

Babadook è l’ennesima dimostrazione che quando si hanno pochi soldi vengono fuori le idee migliori, o quantomeno quelle che rimangono di più nello spettatore, e questo piccolo film, prodotto in parte anche da una campagna di crowdfunding su Kickstarter, centra in pieno il suo obiettivo.

★★★★
babadook cena

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Giuseppe T. Chiaramonte

Giuseppe T. Chiaramonte

Nato a Catanzaro nel 1988, vive nella provincia di Milano da sempre. Appassionato di cinema fin da piccolo capisce che vuole farne la sua vita quando vede La compagnia dell'anello. Nonostante l'imprinting col genere blockbuster, che rimane nel cuore, la conoscenza del cinema d'autore arriva qualche anno dopo grazie agli studi e ora tra i suoi registi preferiti si contano nomi come Billy Wilder, Orson Welles, Alfred Hitchcock, Martin Scorsese, David Fincher e Christopher Nolan. Ma siccome nella vita è un montatore video, la vera fonte di ispirazione arriva dalla leggendaria Thelma Shoonmaker, dal maestro Walter Murch e Kirk Baxter.

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