Jurassic World, più grosso, con più denti e “più fico”?

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Id. Genere: Avventura, Azione. Regia: Colin Trevorrow. Cast: Chris Pratt, Bryce Dallas Howard, Vincent D’Onofrio, Judy Greer, Omar Sy, Nick Robinson, Jake Johnson, Ty Simkins, Lauren Lapkus, Katie McGrath, Irrfan Khan. Durata: 124 min. Anno: 2015.

jurassic-world-poster-indominusDopo 22 anni dal film icona di Steven Spielberg e dopo due discutibili sequel, i dinosauri di John Hammond tornano al cinema. Il sogno del vecchio imprenditore è diventato realtà e il Jurassic World è attivo da tempo con la bellezza di oltre ventimila visitatori alla volta. Il parco faunistico più spettacolare che possa esistere ha già fatto passi da gigante, tant’è che si è in cerca di nuove attrazioni: “i bambini guardano uno stegosauro come guarderebbero un elefante in un zoo, ci serve qualcosa di più grosso, più rumoroso”, dice ad un certo punto Claire (Bryde Dallas Howard).
L’inserimento dell’ingegneria genetica ha creato delle premesse interessanti e dai trailer si avvertiva quel senso di “novità” in un’operazione nostalgia che è allo stesso tempo un tentativo di rimettere in carreggiata un potenziale ricchissimo franchise. E a giudicare dagli incassi dei primi quattro giorni di sfruttamento a livello globale, si può dire che la cosa ha funzionato (oltre 500milioni di dollari incassati).

Il film di Colin Trevorrow è un prodotto che affonda a piene mani nel passato per prendere la rincorsa e lanciarsi nel futuro. Un intento dichiarato più volte dal film stesso, sia con le immagini che con le parole: non più scheletri giganti all’ingresso del polo centrale del parco (in realtà lo scheletro c’è, ma non è più posto al centro), ma uno spazio dedicato agli ologrammi 3D selezionabili da uno schermo touch. Non più dinosauri naturali, per quanto potessero esserlo quelli del primo film, ma anche dinosauri creati appositamente in laboratorio: ibridi più grossi, con più denti… più fichi!
Sembra esattamente la formula adottata nell’ideazione del film.

Tralasciando, per ora, ogni paragone con Jurassic Park che vedrebbe Jurassic World sconfitto su tutta la linea, il quarto film della saga cinematografica iniziata nel 1993 entra a pieno titolo nel parco dei blockbuster “fichi” contemporanei. Stessa formula e stessa esecuzione: Jurassic World è un film che fa tanto casino e ha un alto tasso di intrattenimento. Lo sforzo in più per lo spettatore è quello di accettare (purtroppo) molti compromessi e ingenuità della scrittura.
Certo un pregio è che ad un certo punto il film si dichiara poco serio, toglie la sua maglietta puzzolente da lavoratore e veste i panni più intonsi del divertissement puro e senza impegno. Però è un peccato che nonostante un’impostazione di questo tipo, col quale si può fare benissimo i conti, non ci sia un impianto visivo più incisivo che avrebbe sicuramente giovato a tutta l’operazione. La regia di Colin Trevorrow è priva di guizzi, utilizza la grammatica cinematografica di base, si serve delle spettacolari doti degli effetti digitali odierni (tralasciando la costruzione dei dinosauri perlopiù digitali) e spesso il punto di vista è semplicemente al servizio di un “effetto WOW” in nome dell’ennesima inutile stereoscopia (tra l’altro sono pochissimi i momenti davvero interessanti per il 3D).
jurassic World PrattI momenti azzeccati per fortuna ci sono, soprattutto la prima sequenza coi raptor dove si crea una tensione altissima, degna del film predecessore. Quei momenti, però, sono pochi e qui è doveroso fare un paragone con Jurassic Park. Il film del 1993 era costruito sull’imprevedibilità della natura che vince sul potere che l’uomo vuole esercitare su qualcosa più grande di sé e da lì si procedeva in una spirale di paura e avventura per ragazzi, motore di sequenze memorabili ed efficaci ancora oggi (la prima apparizione del T-Rex, i Velociraptor in cucina, per esempio). In Jurassic World si prova a ripercorrere la stessa strada da un altro punto di vista “il brivido è credere di avere tutto sotto controllo” dice Masrani, ma il tentativo è una copia pallida dell’originale e spesso si procede col pilota automatico, la tensione è poca, dura troppo poco, oppure non ha nulla di originale.

Riguardo alla scrittura stupisce il trattamento dei personaggi dalla psicologia tagliata con l’accetta, quando non sono delle macchiette, oppure con idee che cambiano radicalmente da un momento all’altro (in questo senso, il personaggio dell’imprenditore Masrani è quello che ne esce più danneggiato). Riguardo invece agli snodi narrativi e al punto di forza, l’idea dell’Indominus Rex era vincente finché non si decide di giocare proprio la carta dell’imprevedibilità: la “composizione genetica segreta” della nuova attrazione dà adito a una serie di twist narrativi e colpi di scena che hanno il sapore della “strada più facile”.
Jurassic-World-Gyrosphere

Più che proiettarsi nel futuro, Jurassic World si affianca benissimo nell’affollatissima piazza dei blockbuster contemporanei in un film che ha pochi elementi memorabili, ma che vive inevitabilmente di rendita grazie al primo grande capitolo. Inutile paragonarli, ovviamente, perchè sarebbe un confronto impietoso nei confronti del lavoro di Colin Trevorrow.
Jurassic World è un film ibrido più grosso (a guardar bene ha elementi sia del primo che del secondo film con un budget molto alto), ha più denti (ci sono molti più dinosauri di qualsiasi altro capitolo), fa molto rumore (alla fine ci si diverte)… ma non è “più fico”.

★★½

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Giuseppe T. Chiaramonte

Giuseppe T. Chiaramonte

Nato a Catanzaro nel 1988, vive nella provincia di Milano da sempre. Appassionato di cinema fin da piccolo capisce che vuole farne la sua vita quando vede La compagnia dell'anello. Nonostante l'imprinting col genere blockbuster, che rimane nel cuore, la conoscenza del cinema d'autore arriva qualche anno dopo grazie agli studi e ora tra i suoi registi preferiti si contano nomi come Billy Wilder, Orson Welles, Alfred Hitchcock, Martin Scorsese, David Fincher e Christopher Nolan. Ma siccome nella vita è un montatore video, la vera fonte di ispirazione arriva dalla leggendaria Thelma Shoonmaker, dal maestro Walter Murch e Kirk Baxter.

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