Youth – La Giovinezza, una prospettiva positiva

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YouthGenere: Drammatico Regia: Paolo Sorrentino Cast: Michael Caine, Harvey Keitel, Rachel Weisz, Paul Dano, Jane Fonda, Mădălina Diana Ghenea Durata: 118 min Anno: 2015

youth_xlgPaolo Sorrentino torna al cinema con un nuovo film e dopo il caso la-grande-bellezza era ovvio aspettarsi qualcosa di simile o addirittura superiore.
In Youth, due anziani artisti (compositore musicale e direttore d’orchestra il primo, regista cinematografico il secondo) trascorrono del tempo in un parco termale tra le Alpi svizzere, luogo e situazione si trasformano inevitabilmente in un non-luogo e un periodo di transizione, e qui riflettono sulla loro esistenza mentre una galleria di personaggi insoliti incrocia le loro giornate.

Abbandonati quasi completamente i famosi virtuosismi della macchina da presa, Sorrentino usa uno stile più asciutto con macchina prevalentemente fissa, pochi carrelli e l’utilizzo dello zoom. Mentre dal punto di vista tematico si apre la prima finestra sorrentiniana verso una prospettiva positiva alimentata solo dalla propria forza di volontà e non dal passato (come accadeva invece in La Grande Bellezza). Non importa che si abbiano 8 anni oppure 80, c’è sempre qualcosa in serbo per i protagonisti.
La sofisticatezza dell’intellettuale è messa in scacco dalla semplicità che genera emozioni, perchè “le emozioni sono tutto quello che abbiamo”. Allora assume un valore emotivo molto più forte la direzione musicale di mucche con campanaccio e la natura che le circonda, in una delle scene più belle e surreali, piuttosto che un’esibizione musicale ufficiale o uno dei tanti spettacoli kitsch che ammorbano le serate degli ospiti del parco termale.
Perchè dentro alla semplicità, spesso, si nasconde la perfezione.

Il pensiero di Paolo Sorrentino è suddiviso tra i numerosi personaggi che vagano per le terme e a ognuno è affidato il compito di dire qualcosa. In una lunga parentesi sul pregiudizio, dove Miss Universo si scopre essere più intelligente del previsto, una bambina di otto anni fa rinsavire un attore in crisi e una vecchia coppia continua ad alzarsi da tavola senza spiccicare parola, Youth assume la forma di una specie di autopsicanalisi del regista con qualche frecciatina nei confronti dei “criticoni” e qualche indizio sul futuro (il discorso sulle serie televisive è indicativo in questo senso).
Il tutto è assemblato in una confezione mirata ad una estetizzazione eccezionale con inquadrature atipiche, ma d’effetto, e una fotografia sbalorditiva che, bisogna riconoscere, è probabilmente ai massimi livelli di Luca Bigazzi.
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Il cinema di Paolo Sorrentino è evidentemente lo sfogo personale di un artista, un modo per esprimere i propri pensieri attraverso un mezzo di comunicazione che, è assodato da tempo, può assumere una forma diversa da quella commerciale. Sta al pubblico porsi nella maniera giusta e ascoltare quello che il regista napoletano ha da dire. Da due film a questa parte si è alzata molto l’asticella e un commento dopo una sola visione è sicuramente riduttivo. Bisognerebbe scrivere capitoli e capitoli per rendere giustizia a tutti i significati e simboli che Sorrentino inserisce nel suo film.
È evidente anche una parentesi felliniana urlata ai quattro venti, ma non per questo meno forte. Come in altri casi, vedi la presenza di Maradona nel film (interpretato da un attore), è chiaro l’omaggio del regista napoletano a chi aveva ringraziato durante la cerimonia degli Oscar.
L’unica critica che si può muovere contro Youth è la soluzione adottata per alcune storyline: alcune facilonerie fanno prendere strade più semplici e canoniche di quanto ci si potesse immaginare in alcune relazioni tra i personaggi. Ma anche qui, si entra sempre nel campo della soggettività.

Detto questo, anche se non è sempre tutto chiaro, è innegabile il fascino dei prodotti di questo regista e Youth, forse non è un nuovo capolavoro, ma è un film densissimo, che invita lo spettatore a pensare, stuzzica la mente e il cuore con affermazioni da appuntare e colpisce in pieno con delle immagini straordinarie.

★★★½

Leggi anche: Corpi e musica nel quadro surrealista di Sorrentino – di Michele Giacci
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Giuseppe T. Chiaramonte

Giuseppe T. Chiaramonte

Nato a Catanzaro nel 1988, vive nella provincia di Milano da sempre. Appassionato di cinema fin da piccolo capisce che vuole farne la sua vita quando vede La compagnia dell'anello. Nonostante l'imprinting col genere blockbuster, che rimane nel cuore, la conoscenza del cinema d'autore arriva qualche anno dopo grazie agli studi e ora tra i suoi registi preferiti si contano nomi come Billy Wilder, Orson Welles, Alfred Hitchcock, Martin Scorsese, David Fincher e Christopher Nolan. Ma siccome nella vita è un montatore video, la vera fonte di ispirazione arriva dalla leggendaria Thelma Shoonmaker, dal maestro Walter Murch e Kirk Baxter.

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