Warrior – Ritratto di famiglia

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Genere: Drammatico Regia: Gavin O’ Connor Cast: Tom Hardy, Jennifer Morrison, Nick Nolte, Joel Edgerton Anno: 2011 Durata: 140 min

Locandina
Locandina

Il ring è da sempre una metafora della vita. Si incassano colpi, se ne sferrano a propria volta, si cade, ci si rialza, si saggia il proprio valore, si va avanti fino a che non si smarrisce, per volontà personale o destino, la voglia di continuare a lottare.

Warrior, diretto dallo statunitense Gavin O’Connor, sviluppa il cuore delle vicende dei suoi personaggi proprio su un ring. Pur mantenendo in vigore il valore intrinseco di metafora universale, qui il ring è il simbolo della storia di un’intera famiglia, quella dei Conlon.

La narrazione ha inizio con l’arrivo, inaspettato, nella casa paterna di Tommy Conlon, interpretato dal talentuoso Tom Hardy, un ex marine che, abbandonato il corpo, vive alla giornata. I rapporti col padre, Paddy Conlon, un Nick Nolte per il quale non esistono aggettivi sufficientemente positivi, si sono interrotti bruscamente anni addietro: l’abbandono del pugilato da parte del capofamiglia, infatti, ha coinciso con l’inizio della sua dipendenza dall’alcol e del progressivo allontanamento dai suoi famigliari, soprattutto a causa del suo temperamento violento.

Tom Hardy (Tommy) e Nick Nolte (Paddy)
Tom Hardy (Tommy) e Nick Nolte (Paddy)

Paddy spera in una riappacificazione col figlio, ma Tommy, di fatto, si è recato al capezzale del padre solo per essere da lui allenato in vista del violento torneo di arti marziali miste a cui intende partecipare.

Alla medesima competizione, però, ha intenzione di presentarsi anche Brendan, il fratello maggiore di Tommy, interpretato da Joel Edgerton, il cui desiderio di vittoria nasce da un’esigenza di sicurezza economica per sua moglie e le sue figlie che il suo lavoro di insegnante non gli concede.

Jennifer Morrison (Tess) e Joel Edgerton (Brendan)
Jennifer Morrison (Tess) e Joel Edgerton (Brendan)

Sebbene abbiano deciso entrambi di prendere le distanze dal padre per quanto da egli commesso in passato, tra i due fratelli non corre comunque buon sangue, dal momento che si recriminano l’un l’altro l’approccio diverso nell’affrontare il difficile rapporto col padre. La rivalità tra i due, molto più di natura psicologica che fisica, si sviscererà proprio su quel ring di cui, di fatto, son sempre stati protagonisti, dapprima da piccini, durante gli allenamenti seguiti col padre, poi da adulti attraverso gli ostacoli e le miserie della vita.

Nonostante la trama possa apparire in certi punti un po’ romanzata, la bellezza di una pellicola come Warrior consta nell’aver puntato tutto a livello dei personaggi.

Tom Hardy (Tommy)
Tom Hardy (Tommy)

Il trittico Nolte, Hardy ed Edgerton regge grandiosamente l’intero film: questi tre personaggi di immensa statura umana, con le loro diverse peculiarità, danno linfa ad uno scenario costellato da questioni irrisolte, dove, tuttavia, inaspettatamente, è ancora possibile cogliere uno spiraglio di redenzione. Appurata l’impossibilità di una comunicazione verbale, questi personaggi comunicano attraverso la loro fisicità, la quale è sia filtro che veicolo principale delle loro emozioni: la fragilità del vecchio Paddy, solo e affranto per la sopraggiunta consapevolezza del male commesso, la rabbia fatta carne di Tommy, la determinazione nel voler attuare la svolta tanto agognata di Brendan, sviscerata attraverso la tenacia con cui porta avanti i suoi allenamenti e, al contempo, la sua esitazione nel voler portare a compimento l’impresa durante lo scontro con il fratello.

Nick Nolte (Paddy)
Nick Nolte (Paddy)

Magistrali due scene in particolare: la sequenza in cui il giorno dell’arrivo degli atleti al torneo i due fratelli avvertono la presenza l’uno dell’altro, ma si limitano a osservarsi da lontano e quella in cui ha luogo il monologo del vecchio Paddy, il cui sfogo suscita pietà e rinnovata comprensione nel figlio Tommy.

Il ring è il luogo in cui i nodi vengono al pettine: i fratelli Conlon ne escono entrambi vincitori in quanto sono riusciti, mediante l’onesta istintività dello scontro fisico, non solo a saggiare, ma anche a rispettare valori e debolezze l’uno dell’altro. Nonostante tutto.

★★★★★

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Viviana de Lillo

Viviana de Lillo

Stanziata nella natale Torino dalla prima apparizione su tale piano di esistenza, registrata il 06 settembre 1986, trascorre 3/4 di vita seduta su una poltroncina rossa davanti ad un grande schermo immerso nel buio. Il restante quarto l'ha investito in fumetti, serie tv e cartacce semiotiche. Su queste ultime, a proposito, nutre ancora dei dubbi, ma questa è un'altra storia.

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