Mia Madre, Nanni Moretti commuove pubblico e critica. Come mai?

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Genere: drammatico Regia: Nanni Moretti Cast: Margherita Buy, John Turturro, Nanni Moretti, Giulia Lazzarini Durata: 106 min. Anno: 2015

mia-madreNella rosa dei tre film italiani in concorso al nuovo Festival di Cannes, acclamato da critica e pubblico, venduto per la distribuzione a trenta paesi: si può dire che Mia Madre stia percorrendo una strada promettente da cui è difficile deviare. Nanni e le sue lacrime hanno fatto il giro del mondo, i dieci minuti di applausi a fine proiezione sono stati entusiastici e fragorosi, la realtà di una vita famigliare ha surclassato le atmosfere fiabesche del classicheggiante e raffinato Garrone, e la domanda salta fuori: come mai?

Sempre impegnata e spesso intrattabile, Margherita (Margherita Buy) è regista, madre e soprattutto figlia di Ada (Giulia Lazzarini), ormai anziana e gravemente malata, di cui si prende cura insieme al fratello Gianni (Nanni Moretti), molto più preparato, disponibile e presente di quanto sia lei in una situazione del genere. Accompagnando Margherita dall’inizio delle complicazioni riguardo la salute della madre al chiaro epilogo delle vicende evidente a tutti fin dal principio, si attraversano la vita, il lavoro, il rapporto con gli altri e la concezione di sé di una donna che non è mai stata capace di rompere gli schemi da lei stessa imposti, che sente di non aver dato abbastanza e capisce solo dopo che probabilmente la cura migliore è rientrare in contatto con se stessi e le persone care.

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Nanni Moretti torna a Cannes e lo fa con un film dalle tematiche e i sentimenti non dissimili da quelli che nel 2001 lo portarono con La stanza del figlio alla vittoria dell’anelata palma d’oro, il riconoscimento più alto del festival francese. Un successo spiazzante quello di Mia Madre, che ha fatto commuovere pubblico e regista, ha emozionato e  toccato corde profonde, ma non mancano mai voci fuori dal coro. Film lento dai risvolti poco interessanti, sembra quasi suddivisono in due piani sequenza che vanno continuamente ad alternarsi: da una parte abbiamo la Margherita regista, pronta a destreggiarsi tra attori incontrollabili, tecnici, cambiamenti e imprevisti del mestiere oltre ai tipici dubbi che prendono tutti i direttori durante la realizzazione di un loro lavoro, e poi c’è la Margherita figlia, spaesata, confusa, non pronta a lasciare andare via il genitore attaccandosi quasi come una bambina alla gonnella della mamma. Stesso personaggio per due storie parallele che non riescono ad incastrarsi, dove Margherita sembra uscire dal contesto lavorativo, chiudere una porta ed entrare in un’altra stanza in cui lo spazio è occupato dal dramma famigliare. Due ambienti, la camera dell’ospedale ed il set, dove solo uno risulta riuscito. Se Nanni ha la capacità e l’auto-ironia adeguate per riprendere i giorni caotici di una regista e le sue agitazioni, riesce meno con il passaggio alla malattia, fatto di allucinazioni e ricordi con una Buy brava, anche se si è stanchi nel vederla sempre nel ruolo della nevrotica, ed un Moretti che si ostina a voler recitare invece che rimanere solo dietro la macchina da presa. Tutta altra storia quella per John Turturro, attore principale del film che Margherita sta girando, vero piacere di Mia Madre che con il suo italiano marcato e i suoi modi espansivi offre un’impressionante interpretazione.

Aspettando il 24 maggio per la premiazione dell’68esima edizione di Cannes, lasciamo Nanni Moretti a godersi le glorie del festival, riconoscendogli di aver fatto un film privo di riferimenti alla politica e alla Chiesa, sperando comunque che non metta in ombra le altre due opere italiane in concorso.

★★

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