Mad Max: Fury Road, ammirate l’inferno di George Miller

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(id.) Genere: Azione, fantascienza Regia: George Miller Cast: Tom Hardy, Charlize Theron, Nicholas Hoult, Rosie Huntington-Whiteley, Zoë Kravitz, Riley Keough, Nathan Jones, Hugh Keays-Byrne, Megan Gale Durata: 120 min. Anno: 2015

mad-max-fury-road-poster2George Lucas si è fatto da parte (Star Wars). Steven Spielberg non aveva tempo (Jurassic Park). Ridley Scott neanche per sogno (Alien/Blade Runner). Nessuno dei registi sopra citati è stato in grado di tornare al franchise che ha contribuito a lanciare la propria carriera. Perché per George Miller dovrebbe essere diverso? Il regista australiano non dirigeva un film live-action da Babe Va in Città (1998) e non lavorava ad un film d’azione da Mad Max: Oltre la sfera del tuono, esattamente 30 anni fa. Certi stili di cinema non sono più accessibili per alcuni registi, e allora perché dovrebbe essere diverso per il regista di Happy Feet 1 e 2? Miller sequestra 150 milioni di dollari alla Warner Bros e nel febbraio 2013 la notizia è che la Namibian Coast Conservation and Management accusa la produzione di aver danneggiato flora e fauna del deserto del Namib. Alea iacta est. Il quarto capitolo della saga post apocalittica di George Miller arriva nelle sale come un tornado che squarcia un tea party. In un’epoca in cui i trailer svelano fin troppo del film che sponsorizzano, Mad Max: Fury Road ha avuto una delle più memorabili gestazioni pubblicitarie, caratterizzata da una miriade di spot perfettamente incollati dalla sublime arte del montaggio.

I nostalgici più affamati si troveranno sullo schermo la didascalia del titolo in pieno stile anni ’80, il font cromato è stato lucidato a nuovo. Sono passati 30 anni dall’ultima volta che abbiamo visto Max Rockatansky all’orizzonte, ma il guerriero della strada non è invecchiato di un giorno. In effetti è un’altra persona, perché si è passati da un carismatico Mel Gibson ad un iconico Tom Hardy. Molto è cambiato per il deserto, che Max affronta comunque nelle vesti di ramingo. Fury Road localizza la storia agli albori di una nuova civiltà piuttosto che al crepuscolo di un vecchio mondo in rovina degli episodi precedenti. È tutto diverso. George Miller non solo è ritornato efficacemente nel deserto, ma ha superato i migliori film d’azione di sempre. Dirige un film che è fondamentalmente un lungo inseguimento, intervallato con appena qualche retroscena per costruire i pochissimi dialoghi e i personaggi che si infrangono nelle desolate distese arancioni. E’ una storia di redenzione non solo del protagonista, ma di tutti quelli che vanno incontro all’inferno in terra scatenato dal cineasta. L’azione è implacabile, ma l’occhio dello spettatore riesce a tenere il ritmo della mano di Miller.maxresdefaultLa storia è quella di un regime totalitario, ambientata nelle terre più inaccessibili del nostro pianeta, un paesaggio desertico in cui l’umanità è spezzata, i più sono impazziti e tutti sono in lotta per le necessità della vita. All’interno di questo mondo esistono due ribelli in fuga che potrebbero essere in grado di ristabilire l’ordine. C’è Max, un uomo d’azione e di poche parole, che cerca la pace della mente in seguito alla perdita della moglie e della figlia per mano del caos e l’Imperatrice Furiosa (Charlize Theron), una donna d’azione disposta a percorrere il deserto che la separa dalla sua terra d’origine. Le cose iniziano all’interno dell’immensa montagna roccaforte governata da Immortan Joe (Hugh Keays-Byrne, lo stesso che interpretò Toecutter in Interceptor), che signoreggia sulla società. Le donne vengono incatenate e private del loro latte materno, o utilizzate per coltivare bambini, e uomini come Max finiscono per essere delle sacchette trasfusionali. Non c’è da sorprendersi quindi se l’Imperatrice Furiosa, tenente di Joe, è pronta per un cambiamento. Quando si allontana con le pregiate concubine del suo Signore, quest’ultimo scatena un esercito suicida, i devoti del motore V8, in una sanguinosa caccia tra le sabbie del deserto.

La chiave di questa sinfonia di metallo contorto è che la violenza è una forma di pazzia. Il mondo di Miller è un ritratto nudo e crudo dell’uomo al suo stadio più primitivo e la sottomissione delle donne è un motivo ricorrente. Con Furiosa al volante il testosterone imbevuto di brillante franchise prende una nuova, inaspettata direzione. La creazione di un ritratto mitico sulla necessità urgente del dominio femminile in un mondo in cui hanno bisogno di essere salvate dagli uomini.0023

Tom Hardy si prende il ruolo di Max coi denti, facendo di lui un essere disperato, condannato ad un inferno di sensi di colpa scanditi dai fantasmi del suo passato – perché il ritmo è troppo serrato per i flashback e i racconti attorno al fuoco. Ad incontrarlo c’è Charlize Theron, la cui interpretazione di Furiosa porterà gioia alle spettatrici convinte che le donne abbiano sempre poca attenzione nell’offerta cinematografica degli ultimi tempi. Il film è più incentrato su di lei e sulle giovani spose che sta salvando, nonostante Max ci introduca nella storia è più un osservatore che un eroe. I dialoghi sono ridotti all’osso, ma ogni dettaglio del mondo di Miller è una costituzione di quello che dovrebbe veramente essere il cinema d’azione. Molto di questo è dovuto alla sua capacità di mostrare, piuttosto che raccontare. Il fatto che Max vuole aiutare Furiosa nasce da un moto di espiazione per non essere stato in grado di salvare quelli che sono venuti prima di loro. E non ti servono i dialoghi per legare tutto questo. Poi ci sono i Figli di Guerra, una banda di uomini malati, glabri e pallidi, pronti a tutto pur di raggiungere il meritato Valhalla: “Io vivo. Io muoio. Io vivo ancora!”. Nicholas Hoult è uno di questi energici folli acrobati di guerra, in pieno conflitto su quale strada seguire, quale padrone e quale destino.Mad-Max-Fury-Road-2015-Stills-WallpapersAzione vomitata con precisione e chiarezza, George Miller non ha eguali, e Fury Road è il suo lavoro migliore. Una vera, scandalosa poesia espressiva di metallo, tra motori, sangue e sabbia. E’ brutale, implacabile, esplosivo, e fornisce una scarica di adrenalina che normalmente spendiamo in un anno di cinema. C’è sesso ma non si vede, non ci sono esclamazioni volgari tipiche del cinema americano e neanche battute tamarre a profanare le splendide immagini. Il tutto è seguito da una traccia sonora sputata fuori dalle viscere della terra. Le percussioni scandiscono la lotta epica, ma sono solo una minima parte del clamore Metal che fa saltare l’universo di Miller, contornato da chitarristi estatici dotati di chitarre lanciafiamme. E’ un piacere visivo di colori (fotografia impeccabile) e di propulsione, che riempie ogni telaio con tante informazioni e peso possibile, usando la CG con parsimonia (a volte utilizzata solo per migliorare un paesaggio o sfondo); ogni pezzo di metallo e carne è bollente, vivo e palpabile. Anche in questo caso Fury Road è un film sulla nozione stessa del movimento, e il modo in cui infonde vita ai personaggi, a memoria d’uomo, non si era mai visto prima nel cinema d’azione.

Se non altro, la missione/visione di Miller è compiuta. Ha sollevato la sbarra nel ’79 con Interceptor e l’ha fatto di nuovo, a distanza di 30 anni con Mad Max: Fury Road. Ora non resta che aspettare oltre agli altri capitoli anche il movimento culturale in procinto di nascere dietro quello che in un solo giorno di programmazione è subito diventato capolavoro. Poca discussione, invece, su chi sia veramente Mad Max: non è Mel Gibson e non è nemmeno Tom Hardy. E’ George Miller, ancora una volta, trent’anni dopo.mad-max-fury-road-comic-con-trailer-screenshot-hugh-keays-syrne-immortan-joe

★★★★★

Le altre recensioni:

Mad Max: Fury Road, il mito creato da George Miller sopravvive – Di Giuseppe T. Chiaramonte
Il caos di Miller nel deserto australiano – Di Maria Chiara Ronza

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Michele Giacci

Michele Giacci

Michele Giacci nasce a Napoli il 31 maggio 1987, l'anno di Full Metal Jacket, Il cielo sopra Berlino, Gli Intoccabili, Wall Street e del primo scudetto del Napoli di Maradona. Cresce coi western alla tv e coi film di Spielberg al cinema, insieme ai romanzi di formazione del ventesimo secolo e all'amore incondizionato verso l'isola d'Irlanda.

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