Una nuova amica, la riscoperta della femminilità

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Genere: Drammatico. Regia: François Ozon. Cast: Romain Duris, Anais Demoustier, Raphaèl Personnaz, Isild Le Bosco. Durata: 107 min. Anno: 2014

Una-nuova-amica-locandina-italiana-del-film-di-François-OzonLaura e Claire sono migliori amiche da sempre, da quando si sono conosciute per la prima volta a sette anni sui banchi di scuola. Sono cresciute insieme, hanno dato insieme il primo bacio ad un ragazzo, sono state l’una la testimone di nozze dell’altra, si sono promesse fedeltà eterna. In seguito alla prematura scomparsa di Laura, a Claire non resta che onorare un’ultima promessa: vegliare su David e Lucie, marito e figlia della migliore amica. Proprio mentre Claire cerca di svolgere al meglio il suo compito, viene a conoscenza di una verità sconvolgente: David ama indossare abiti femminili. Questa rivelazione coinvolgerà i due protagonisti in un nuovo gioco che li porterà a riscoprire se stessi.

Ozon torna a parlare di femminilità e di sessualità, con una pellicola che sembra essere il punto d’incontro tra il cinema di Hitchcock e quello di Almodòvar. Si tratta di un film girato in stile anni ’50, in cui gli attimi di suspense sembrano rimandare ai più classici modelli del maestro del brivido, esattamente come lo ricordano scenari ed ambientazioni (ville di campagna, decappottabili e camere d’albergo). A tutta questa classicità si contrappone però il tema del travestitismo e della ricerca di una propria identità: temi tipicamente almodovariani, che il regista francese smorza colorandoli di tinte pastello. David/Virginia, interpretata da Romain Duris, non cade nella banalità o nell’ovvietà del cliché. Virginia mostra la sua femminilità con grazia e leggerezza, e convince tanto Claire, quanto lo spettatore ad accettare il suo bisogno di indossare abiti femminili (ricordando per certi aspetti l’Ed Wood di Glen or Glenda, dipendente da parrucche e golfini di lana rosa).

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Se per David, Virginia rappresenta la libertà di essere chi in cuor suo ha sempre desiderato essere, la medesima rappresenta per Claire l’inizio di una nuova vita: la donna dimessa e scialba che compare nella prima scena della pellicola va mutando di scena in scena, da brutto anatroccolo, offuscato dal candore e dalla perfezione di Laura, si trasforma nel cigno sensuale ed aggraziato passando da anonimi tailleur neri ad abiti rosso fuoco con profonde scollature.

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Nonostante l’ottima regia e le magistrali interpretazioni dei due attori protagonisti lo svolgimento risulta piatto e prevedibile, sia nei suoi colpi di scena che nell’epilogo, poco ricercato, frettolosamente abbozzato. Lo stesso vale per i personaggi secondari, passivi e statici che sembrano quasi essere stati introdotti, in funzione di spettatori interni alla vicenda.

★★★

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Benedetta Pallavidino

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