Il mucchio selvaggio, l’altra visione del western

Share Button

Il mucchio selvaggio (The Wild Bunch)

Genere: Western. Regia: Sam Peckinpah. Cast: William Holden, Ernest Borgnine, Warren Oates, Robert Ryan, Edmond O’Brien, Jaime Sánchez, Ben Johnson, Emilio Fernandez. Durata: 144 min. Anno: 1969.

Pike Bishop e i suoi complici, reduci da una rapina in banca durante la quale li aspettava un’imboscata tesagli dalla compagnia ferroviaria, sono braccati da alcuni cacciatori di taglie capeggiati dall’ex bandito Deke Thornton. A corto di denaro, i banditi decidono di assaltare un treno carico di armi, per conto del messicano Mapache che si è ribellato a Pancho Villa, ma ormai stanchi di una vita in fuga, alla fine opteranno per un estremo sacrificio.

Tratto da un racconto di Roy N. Sickner, Il mucchio selvaggio non è solo un film western. Il mucchio selvaggio è la summa di tutti i film western. Ma non è nemmeno solo questo, perché oltre a molti archetipi del western per eccellenza, la trama del film si snoda attraverso molteplici sentieri, passando anche attraverso il film di denuncia e il film di guerra. E allo stesso tempo Il mucchio selvaggio segna un confine, la fine di un’era, un punto di non ritorno tra il western classico e le sue revisioni future.

Da antologia è già la sequenza iniziale, che mostra tutta l’abilità della regia di Sam Peckinpah. Primi piani dei banditi, seri in volto mentre cavalcano al loro arrivo in città, si alternano a quelli di bambini sorridenti impegnati in un gioco di morte che preannuncia il tragico finale: due scorpioni sono fatti assalire dalle formiche e bruciati. E poi, durante la sparatoria conseguente la rapina, le immagini dei corpi dei colpiti a morte che si riversano a terra al ralenti, si succedono in un montaggio serrato, mentre due bambini si abbracciano in mezzo alla strada.

Grande prova del cast, soprattutto per quanto riguarda i due attori principali, William Holden (Pike Bishop) e Ernest Borgnine (Dutch Engstrom): in alcune scene gli basta scambiarsi uno sguardo per farci capire immediatamente quello che pensano e provano, come nel finale, quando dopo un laconico “Andiamo” rivolto ai fratelli Gorch, a Pike basta lanciare un’occhiata a Dutch perché sul volto di quest’ultimo si allarghi un sorrisone, capendo l’intenzione dell’altro. William Holden ci regala uno dei suoi ruoli migliori, dotato di una grande intensità emotiva e di un carisma eccezionale.


Nonostante l’atmosfera greve, a tratti malinconica, e la serietà dei temi trattati, Peckinpah non rinuncia in alcuni momenti a quella comicità tipica da film western, anche per far percepire il profondo legame che unisce gli uomini della banda, nonostante siano restii a fidarsi l’uno dell’altro. A queste risate spontanee e simbolo del briciolo d’umanità che ancora li permea, fanno da contraltare le risate disumane e sguaiate degli uomini di Mapache, quando si divertono in modo infantile e terribile a torturare un uomo.

Se durante il film viene affermato che “Tutti sogniamo di tornare bambini, anche i peggiori di noi. Forse i peggiori lo sognano più di tutti.”, quindi ad una sorta d’innocenza ormai perduta, è anche vero che il film si apre con la scena in cui sono i bambini a divertirsi nel torturare e uccidere gli scorpioni e le formiche. Ad ogni modo, alla fine saranno proprio i banditi a rivelarsi, a modo loro, gli unici personaggi positivi della storia, sicuramente più degni di rispetto dei cacciatori di taglie che stanno loro alle costole, i quali non esitano a scatenare una carneficina in città, uccidendo anche molte persone innocenti, pur di non farsi sfuggire la banda.

La musica è un tratto fondamentale della pellicola, anche nella sua assenza. Se è vero, infatti, che alcuni momenti salienti della vicenda sono ben sottolineati dall’intensa partitura di Jerry Fielding, l’assalto al treno si svolge invece nel silenzio totale, rotto solo dallo sbuffare della locomotiva, soluzione che aiuta ad accrescere notevolmente la tensione.

Anche la splendida fotografia di Lucien Ballard è un valore aggiunto al film, ogni singola inquadratura sembra un’opera d’arte, che sia il volto di Pike Bishop scavato dalle rughe e dalla stanchezza di una vita in fuga oppure i meravigliosi paesaggi al confine con il Messico.

Nel 1999 Il mucchio selvaggio è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. Il film ha ricevuto solo due candidature agli Oscar, per la Miglior sceneggiatura originale e la Miglior musica. Considerato da molti critici come uno dei migliori western di sempre, Il mucchio selvaggio ha però sollevato delle polemiche, soprattutto negli Stati Uniti, riguardanti la violenza esibita durante le sparatorie. Nel 1995 il Director’s Cut del film è stato proiettato al Torino Film Festival.

★★★★★

Per ulteriori informazioni e foto visitate la fan page William Holden Tribute.

Share Button
The following two tabs change content below.
Virgilia Bertolotto

Virgilia Bertolotto

Nasce a Torino nel 1987. Appassionata da sempre di cinema e, in particolare, di cinema d’animazione, nel 2011 consegue la laurea magistrale in Discipline cinematografiche - Storia, teoria e patrimonio. Nel luglio 2014 Vincenzo Grasso Editore pubblica il suo saggio "Dal pixel alla Pixar". Nel tempo libero gestisce tre fanpage su Facebook (Mads Mikkelsen Italia, William Holden Tribute e Jack Huston Italia) e si diletta nel montaggio di filmati. Gli altri suoi interessi sono la lettura, la fotografia e l’arte.

Be the first to comment

Leave a Reply