Whiplash, un capolavoro tra sangue, sudore e jazz

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(id.) Genere: Drammatico Regia: Damien Chazelle Cast: Miles Teller, J. K. Simmons, Melissa Benoist, Austin Stowell, Paul Reiser, Jayson Blair Durata: 105 min. Anno: 2014

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Andrew (Miles Teller) è un ragazzo di 19 anni, studente di musica al prestigioso conservatorio Shaffer di Manhattan. Terrence Fletcher (J. K. Simmons) è un docente del conservatorio che adotta uno stile di insegnamento spietatamente brutale. Quest’ultimo, dopo aver accolto Andrew nella sua band, spinge il ragazzo al limite, in modo da tirar fuori il suo vero potenziale.

Whiplash è un film che non si ferma davanti a nulla, di conseguenza, è senza dubbio uno dei migliori visti in questi anni. Risuona in ogni dettaglio, trasuda d’impegno da parte del suo creatore, Damien Chazelle, il quale riadatta un suo corto e che lui stesso descrive come una storia sulle origini dei jazzisti del periodo d’oro, e prospera sui miti di eroi del jazz come Charlie Parker, muovendosi nella determinata ricerca proprio del prossimo “Bird”. Genere musicale conosciuto per la libertà di espressione, il jazz, proprio in questo film offusca il giudizio etico dei personaggi. Anche se la maggior parte del pubblico non è propriamente intenditore del genere, si ha comunque un’idea di ciò che Fletcher stia cercando, perché ha una forza di persuasione così potente da convincere l’orecchio inesperto che i suoi allievi stanno sbagliando una battuta, anche se forse nessuno riuscirebbe a spiegare il perché. Simmons è una forza della natura, una presenza terrificante che ha oscurato tutta Hollywood nel giro di una scena. Personaggio antipatico che riesce a scavare nei padiglioni dell’accattivante diventando già mito, proprio come faceva il sergente Hartman di R. Lee Ermey in Full Metal Jacket. Distrugge le aspettative di Andrew e dei suoi compagni, ma intanto mette paura allo spettatore.

Whiplash non è solo musica, è anche addestramento. Fletcher rappresenta il diavolo sulle nostre spalle; urla che non siamo abbastanza. Parole velenose che prima feriscono, poi fortificano Andrew. L’intimità dello scontro verbale e psicofisico ricorda i grandi miti antichi, primo fra tutti Davide contro Golia. La scelta delle percussioni non sembra casuale. Lo strumento in questione richiede forza e ritmo, sudore e concentrazione. Il battito ruggente in Whiplash mette il cuore in gola. La prestazione di Miles Teller sotto questo aspetto è eccezionale e si abbina benissimo con Simmons.

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Gli aspetti tecnici del film contribuiscono a stimolare l’esperienza, come i primi piani ben curati da una fotografia arancione che si mischia col bronzo dei piatti della batteria. Impressionante è il fatto che questo film sia stato girato in soli 19 giorni ottenendo riprese ai limiti della perfezione, eseguite a tempo con movimenti complicati di una lotta che si fa sempre più dura. La tensione psicologica e il sottotesto personale prendono a calci persino quella che sarebbe stata una patetica storia d’amore. Perché non c’è tempo per i baci se qualcuno cerca di prendere a morsi la vita, la carriera, l’arte: sceneggiatura impeccabile. Whiplash è il gioiello del decennio. Il film che non ti aspetti possa competere con i vari Nolan, Linklater, i due Anderson e il geniale Inarritu, però si avvicina meglio di tutti a temi identificabili nell’etica del lavoro meticoloso, aspirazione, capacità di recupero dell’anima, limiti da misurare o superare. Tutto quello che Chazelle ha dimostrato e anche di più. I primi piani di feticistiche ferite sanguinanti e il sudore che brucia negli occhi mischiandosi alle lacrime, parlano di una miscela condotta verso l’ambizione e l’ossessione, ma soprattutto verso il realismo che viene fuori, fin troppo tangibile, mentre punisce i personaggi e il pubblico allo stesso modo.Whiplash-Miles-Teller

Whiplash è audace, sia nel corpo che nell’anima. Durante l’esibizione del brano Caravan di Duke Ellington, un Andrew nel pieno delle smorfie si contorce sul kit dando vita ad un assolo inarrestabile degno di Buddy Rich, ma si lascia anche un lungo eco di solitudine, e ci si chiede se, come nella caccia per eccellenza, Andrew sarà mai di nuovo felice. Fletcher, nemico giurato, conosce la risposta: “Non ci sono due parole più dannose di ‘buon lavoro'”. Whiplash cambia direzione all’infinito sfidando le aspettative e, di conseguenza, la narrazione diventa una bella e brillante furbata. Chazelle inizia il terzo atto in anticipo e poi ci getta in un quarto e un quinto, pur mantenendo la luce, le battute pesanti e la gamba dello spettatore sempre spastica attenta a non perdere il ritmo, facendo tutto il possibile per ottenere l’applauso e l’ovazione del teatro o della sala cinematografica, il che, naturalmente, è esattamente quello che è successo in ogni luogo di proiezione di questo piccolo, immenso capolavoro.

★★★★★

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Michele Giacci

Michele Giacci

Michele Giacci nasce a Napoli il 31 maggio 1987, l'anno di Full Metal Jacket, Il cielo sopra Berlino, Gli Intoccabili, Wall Street e del primo scudetto del Napoli di Maradona. Cresce coi western alla tv e coi film di Spielberg al cinema, insieme ai romanzi di formazione del ventesimo secolo e all'amore incondizionato verso l'isola d'Irlanda.

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