Porco Rosso, meglio porci che fascisti

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Karenai no buta Genere: Animazione Regia: Hayao Miyazaki Durata: 94 min. Anno: 1992

Porco RossoMarco Pagot è un pilota dell’aviazione militare italiana che, durante la Prima Guerra Mondiale, è sopravvissuto ad un misterioso incidente, in seguito al quale ha assunto come per magia le sembianze di un maiale. Il nuovo singolare aspetto lo ha portato ad allontanarsi dal mondo militare e dalla vita che conduceva, mollando a malincuore anche l’amata fidanzata Gina. Adesso Marco, con il nome di battaglia di Porco Rosso, a bordo del suo idrovolante vermiglio, si dedica a combattere i Pirati del Cielo sulle coste del Mar Adriatico, guadagnandosi da vivere facendo il cacciatore di taglie. Fino a quando, un bel giorno, giunge sull’Adriatico il valoroso pilota americano Curtis, che costringerà Porco a rimettersi in gioco, fra nuove battaglie e sfide nei cieli all’ultimo respiro.

Porco Rosso è uno fra i tanti capolavori del Maestro d’animazione giapponese Hayao Miyazaki. Il film è stato realizzato nel 1992, dopo Il Mio Vicino Totoro e poco prima di Principessa Mononoke, datato 1997. Quest’opera si differenzia dagli altri classici di Miyazaki innanzitutto per l’ambientazione. Non ci troviamo né in Giappone né in qualche altro paese orientale, ma in Italia, e più precisamente sulle coste del Mar Adriatico (con un’incursione anche a Milano). Porco Rosso, eroe dell’aviazione trasformatosi misteriosamente in un maiale antropomorfo, è un personaggio anarchico, solitario e valoroso. La storia è ambientata nell’Italia Mussoliniana, alle porte della Seconda Guerra Mondiale e Hayao Miyazaki ha una precisa idea sul fascismo, che traduce nelle orgogliose parole pronunciate da Porco al cinema: “Piuttosto che diventare un fascista, meglio essere un maiale”.

La metafora dell’uomo che diventa maiale si presta a varie interpretazioni. Il maiale comunemente rappresenta l’ignoranza, ma è anche vero che è un animale caro a Miyazaki, dato che la sua storica casa di produzione, lo Studio Ghibli è detto buta-ya (letteralmente: la casa del porco), per via di un’insegna vittoriana che ritrae un maiale, situata sul portico dell’edificio. Senza dimenticare che Marco si sente un maiale in quanto unico sopravvissuto alla battaglia aerea in cui sono morti tutti i suoi compagni. Inoltre il tutto può leggersi come un insulto al fascismo. La posizione di Porco a riguardo, come detto, è chiarissima, e preferire essere un maiale piuttosto che aderire al Regime Fascista è una metafora densa di significati.

Attraverso il suo indimenticabile maiale antifascista, Miyazaki può liberare la propria fantasia e scatenare, con raffinatezza stilistica invidiabile, gli infiniti colori del suo cinema, pennellando il mare, i cieli, il volo magnifico degli idrovolanti e i panorami affascinanti della natura. Tenendo bene a mente che Porco Rosso racconta anche quella grande poesia che è l’amore, ovvero la tormentata storia tra Gina e Porco Rosso.

Vale sempre la pena vedere un cartone animato di Miyazaki. Oltretutto, il fatto che il racconto abbia come protagonista un personaggio italiano che combatte contro banditi e Regimi Totalitari è un motivo in più per essere guardato con interesse. Ricco di tratti poetici e favolistici, Porco Rosso è supportato come sempre da una meravigliosa e azzeccatissima colonna sonora di Joe Hisaishi, che ricorda parecchio quelle dei film di Federico Fellini.

★★★★

 

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Nicolò Barison

Nicolò Barison

Nicolò Barison nasce a Fossano (CN), classe 1985. Grande appassionato di cinema, è redattore del sito di informazione cinematografica CineCaverna e collabora con la rivista di poesia, arte e letteratura on-line Poetarum Silva (www.poetarumsilva.com).

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