Life Itself, il ricordo della vita e il lavoro di Roger Ebert

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(id.) Genere: Documentario biografico Regia: Steve James Cast: Roger Ebert, Chaz Ebert, Ramin Bahrani, Martin Scorsese, Werner Herzog , Errol Morris, Steve James Durata: 120 min Anno: 2013

“Sono nato nel film della mia vita… Non ricordo come ci sono finito dentro, ma continua ad intrattenermi”

life-itself-poster1Life Itself, in italiano “la vita stessa” è ciò di cui ha parlato Roger Ebert per 40 anni quando scriveva di cinema. Giornalista e critico cinematografico di Chicago, Ebert, ha passato tutta la sua esistenza al servizio del cinema, recensendo i più grandi capolavori della settima arte. Il suo lavoro continua ad influenzare giornalisti e appassionati di tutto il mondo, ancora oggi, a due anni dalla sua scomparsa.

Life Itself è anche il titolo di un documentario realizzato da Steve James, grande amico di Ebert, che racchiude i momenti più significativi della vita e della carriera del famoso critico, fino alla malattia e agli ultimi giorni di vita. Il documentario prende il titolo dal libro di memorie di Roger e, a volte, sembra essere proprio un adattamento del libro, soprattutto quando lo sentiamo raccontare storie di vita, della sua vita, che ha amato fino all’ultimo. Il lavoro di James è stato quello di tenere vivo il ricordo ma anche di far conoscere alle nuove generazioni un personaggio da molti definito leggendario.

Il recensore vincitore di un premio Pulitzer, che lui stesso amava ricordare a tutti quelli che sminuivano il suo lavoro, divenne una star della televisione in coppia con il collega Gene Siskel. I due, seduti comodamente in poltrona, esprimevano i loro pareri sulle pellicole uscite nel weekend. Niente di più semplice. Steve James ci mostra filmati di repertorio del duo televisivo alle prese con qualche storico film, come Apocalypse Now di Coppola o Full Metal Jacket di Kubrick, e i pareri discordanti che spesso sfociavano in piccole risse verbali dalla quale il solito Roger ne usciva vincitore. L’ego smisurato dei due nemici-amici mette a fuoco l’incredibile passione verso il cinema.

In un punto cruciale del documentario si riesce a cogliere a pieno il personaggio: manda una e-mail a James chiedendogli di essere sinceri sulla rappresentazione del suo stato di salute, su quel cancro che gli ha portato via quasi metà viso e ricordandogli – “Questo non è solo il tuo film”. Nonostante le operazioni e i trattamenti lo abbiamo sfigurato e privato della possibilità di mangiare, bere e parlare, è rimasto una presenza forte, forse più forte di quanto non fosse mai stato. Davanti alla macchina da presa la sua mascella cerca di comunicare incessantemente mentre il sintetizzatore vocale esprime i suoi pensieri. Attraverso la profondità degli occhi e dei gesti cerca di far sembrare l’interlocutore lo spettatore di qualcosa. Forse della sua esperienza, quella che lui definisce “Il terzo atto”. Life Itself è infatti ampiamente plasmato nell’interpretazione di Roger della sua vita. Robert Ebert obit

Vediamo il suo amore Chaz Ebert, i vecchi amici, il rapporto polemico con Gene Siskel, e l’eredità del suo lavoro, vediamo chi era al suo meglio e tutti i piccoli difetti. Vediamo i cineasti che ha ispirato e tra questi, anche il Martin Scorsese di Toro Scatenato, un film che fu un flop al botteghino e mandò il regista in piena depressione, culminata con l’uso di droghe e il divorzio. Ebert scrisse una recensione positiva sul film, che venne rivalutato da pubblico e critica e lanciò il cineasta nell’olimpo dei più grandi. Ma qualche anno più tardi, lo stesso Ebert, fu cinico e spietato su Il colore dei soldi dello stesso Scorsese.

Il documentario ci guida attraverso il passato di Ebert. Un attore legge brani del libro di memorie, mentre ci vengono mostrati innumerevoli manufatti di una vita: il giornale da lui stesso finanziato quando non era ancora laureato, i suoi disegni a penna del Festival di Cannes, estratti da rassegne cinematografiche, il tutto accompagnato da spezzoni di film per lui molto importanti, da Bonnie e Clyde a The Tree of Life – pietre miliari della storia del cinema, esperienze di punta che hanno contribuito al magnifico lavoro di scrittura.Roger Ebert, Gene Siskel

Si ride, si piange, nella più profonda ispirazione offerta da un uomo che vedeva la sua stessa vita come ad un film, e chissà cosa starà scrivendo ora, quale giudizio, quale chiusura perfetta, quante stelle da dare. Chi vi scrive sa che il vuoto lasciato da Roger Ebert è tale da provare forti emozioni ogni volta che si legge una sua recensione scritta poco prima di morire. Per chi ha in programma un viaggio ad Hollywood con tanto di passeggiata sulla Walk of Fame, l’invito è quello di cercare la sua stella, circondata da quelle dei personaggi che hanno riempito la sua vita.

I’ll see you at the movies”

★★★

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Michele Giacci

Michele Giacci

Michele Giacci nasce a Napoli il 31 maggio 1987, l'anno di Full Metal Jacket, Il cielo sopra Berlino, Gli Intoccabili, Wall Street e del primo scudetto del Napoli di Maradona. Cresce coi western alla tv e coi film di Spielberg al cinema, insieme ai romanzi di formazione del ventesimo secolo e all'amore incondizionato verso l'isola d'Irlanda.

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