The Imitation Game – La storia del matematico che decifrò i codici nazisti

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id. Genere: Biografico Regia: Morten Tyldum Cast: Benedict Cumberbatch, Keira Knightley, Matthew Goode, Mark Strong, Rory Kinnear, Charles Dance, Allen Leech, Matthew Beard, Tuppence Middleton Durata: 113 min Anno: 2014

The-Imitation-Game-poster_1Nominato pochi giorni fa a 8 premi Oscar (fra cui miglior film, miglior regia Morten Tyldum, miglior attore protagonista Benedict Cumberbatch e miglior attrice non protagonista Keira Knightley), The Imitation Game è la storia vera del matematico inglese Alan Turing, che, durante la Seconda Guerra Mondiale, riuscì a decifrare i messaggi criptati nazisti, contribuendo in maniera decisiva alla vittoria della Gran Bretagna contro i tedeschi. Turing, scienziato eclettico e visionario, appassionato di cruciverba e rebus, ma anche terribilmente incompreso e solitario per via della sua omosessualità, fu il primo ad inventare il concetto di algoritmo e fu l’ideatore di una macchina, chiamata Christopher, capostipite dei moderni computer, in grado di decifrare Enigma, il complesso sistema di codici con cui i tedeschi comunicavano fra loro e che permetteva di attaccare Paesi e navi in giro per il mondo senza essere scoperti.

La pellicola si focalizza sulla attività di decifrazione di Enigma, ma non solo. Ci viene mostrato anche il prima, dove viene descritto Turing come uno studente considerato strano e diverso (ma non c’è da stupirsi se sia poi divenuto un genio, perché, come viene ripetuto più volte nel film, “Sono le persone che nessuno immagina che possano fare certe cose quelle che fanno cose che nessuno può immaginare”), costretto a subire numerose vessazioni da parte dei suoi compagni e il dopo, quando, una volta scoperta la sua omosessualità, è costretto alla castrazione chimica tramite la somministrazione di ormoni (che era la desolante alternativa alla pena carceraria). Finirà poi per togliersi la vita nel 1954, mentre solo nel 2013 gli sarà concessa la grazia postuma da parte della Regina Elisabetta e le formali scuse del governo Britannico. La struttura è quella solida e senza sbavature del biopic, per cui, come forse è giusto che sia, ci si lascia abbandonare alle forti emozioni, e lo spettatore si trova subito in sintonia con il personaggio di Alan, provando empatia per le sue difficoltà e le sue sconfitte, per poi gioire assieme a lui nelle vittorie e nei momenti più felici. E questo soprattutto grazie alla convincente interpretazione di Benedict Cumberbatch, molto espressivo nel ruolo del matematico sociopatico che, secondo gli storici, con i suoi studi ridusse la durata del Secondo Conflitto Mondiale di due anni. Menzione speciale va fatta anche per una brava Keira Knightley, misurata e pudica nel ruolo della collaboratrice e poi anche moglie di Turing. Il titolo del film, “il gioco dell’imitazione”, prende il nome dalla brillante, avveniristica e per quei tempi decisamente folle intuizione di Turing di voler riprodurre artificialmente un cervello che “imitasse” ciò di cui all’uomo fu fatto dono esclusivo rispetto ad ogni altra creatura vivente. Il tutto viene portato sullo schermo dal regista norvegese Morten Tyldum, già apprezzato nell’action Headhunters – Il cacciatore di teste, che ricostruisce con mestiere una vicenda che forse non tutti conoscevano del nostro passato recente.

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Il genere biografico, che tanto sta interessando l’Academy quest’anno (fra i candidati c’è anche La teoria del tutto sulla vita di Stephen Hawking), è senza dubbio un buon veicolo per farci appassionare a storie di personaggi che hanno costruito pezzi della Storia Mondiale e The Imitation Game ne è un valido esempio. Data la “furba” confezione da Oscar, se pure dovesse vincere qualche statuetta, non ci sarà da stupirsi.

★★★½

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Nicolò Barison

Nicolò Barison

Nicolò Barison nasce a Fossano (CN), classe 1985. Grande appassionato di cinema, è redattore del sito di informazione cinematografica CineCaverna e collabora con la rivista di poesia, arte e letteratura on-line Poetarum Silva (www.poetarumsilva.com).

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