View Conference, masterclass e keynote di Brad Bird

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Di seguito il resoconto dei panel di Brad Bird durante la ventesima edizione della View Conference di Torino.

L’animatore come Performer.

Per Brad Bird l’animatore deve svolgere lo stesso processo di un attore per rendere credibile il proprio personaggio, con la difficoltà aggiuntiva di dover “interpretare” molteplici ruoli in ogni film. Come fa, con grande versatilità e geniali improvvisazioni, Peter Sellers in Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba (Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb, 1964) di Stanley Kubrick, interpretando ben tre personaggi, resi molto diversi tra loro accentuando accento e gestualità: il giovane colonnello Mandrake, il presidente Muffley e il dottor Stranamore. In Biancaneve e i sette nani (Snow White and the Seven Dwarfs, 1937) di David Hand, i nani sono stati realizzati con caratteristiche, movenze e reazioni diverse per distinguere le loro precise personalità. Un’ottima animazione dei personaggi con una grande prova di recitazione, secondo Brad Bird si trova in Il libro della giungla (The Jungle Book, 1967) di Wolfgang Reitherman, ad esempio nella scena in cui l’orso Baloo è combattuto perché deve confessare a Mowgli che lo porterà al villaggio degli uomini o nella contrapposizione di due “cattivi” molto diversi tra loro, come il serpente Kaa e la tigre Shere Khan: il primo è più mellifluo, mentre il secondo sa di poter fare quello che vuole.

Gli animatori devono inoltre comprendere la fisica del movimento. In quello che è probabilmente il suo film d’animazione preferito, Pinocchio (1940), c’è un brillante pezzo di animazione: quando Pinocchio è ancora una normale marionetta viene contemporaneamente “animato” da Geppetto e dai suoi animatori Frank Thomas e Ollie Johnston, in contrasto con le sequenze in cui è un burattino “vivo”. Per sottolineare questo concetto, Brad Bird ha poi proposto il confronto tra due film in tecnica mista: Trittico d’amore (Invitation to the Dance, 1956) di Gene Kelly e Mary Poppins (1964) di Robert Stevenson. Nel primo Gene Kelly balla con due personaggi animati la stessa coreografia e il ballo risulta un po’ meccanico perché ricalcato sull’attore e poi moltiplicato per due. Invece nel secondo, durante la sequenza in cui Dick Van Dyke balla con i pinguini, di nuovo di Frank Thomas e Ollie Johnston, la coreografia è la stessa, ma ogni pinguino è animato individualmente e i movimenti, leggermente diversi, risultano così più realistici.

Lo studio della recitazione in film del passato è stato di grande aiuto per il suo lavoro. Ad esempio, quando Helen Parr ne Gli Incredibili – Una “normale” famiglia di supereroi (The Incredibles, 2004) tenta di dare delle istruzioni ai figli in pericolo e loro mancano il punto, stringe il pugno con gli occhi chiusi in segno di irritazione, nello stesso modo del colonnello Kurtz in Apocalypse Now (1979) di Francis Ford Coppola: un piccolo gesto meraviglioso denso di significato.

Brad Bird ha concluso l’incontro con quella che è per lui l’incredibile recitazione di Gollum, interpretato in motion capture da Andy Serkis, ne Il Signore degli Anelli – Le due torri (The Lord of the Rings) di Peter Jackson, sostenendo che non ci dev’essere competizione fra attori e animatori.


Apparecchiare la tavola: l’arte dell’opening in film.

La prima impressione è sempre importante, anche in un film. Ecco perché Brad Bird ha voluto mostrare alcune sequenze di apertura nel cinema secondo lui degne di nota, partendo da quella che è forse la più iconica e riconoscibile di tutte: la sigla iniziale di Guerre stellari, ripetuta all’inizio di ogni film della saga. Un inizio molto potente per lui è quello di Tutti gli uomini del presidente (All the President’s Men, 1976) di Alan J. Pakula: dopo il dettaglio di una macchina da scrivere che sembra battere con violenza un carattere dopo l’altro, si vede la ripresa dell’arrivo del Presidente al Congresso in elicottero per una chiara dimostrazione di potere.

Per il suo primo lungometraggio, Il gigante di ferro (The Iron Giant, 1999) Brad Bird ha optato per un inizio ad effetto, misterioso. Per Gli Incredibili si è fatto aiutare da Michael Giacchino, chiedendogli di comporre una musica diversa dal jingle “felice” all’inizio dei primi film Pixar, per proiettare fin da subito lo spettatore nell’atmosfera da spy story.

Altre grandi aperture sono per lui quelle di ogni film della saga di Indiana Jones: nel primo film il protagonista viene introdotto nel modo più dinamico; nel secondo vengono inquadrati prima i suoi piedi e la reazione sul volto di altri personaggi che lo vedono arrivare prima degli spettatori; nel terzo vediamo qualcuno che crediamo essere lui e poi lui da bambino, con una veloce sequela di eventi per spiegare i suoi tratti distintivi (paura dei serpenti, frusta, cicatrice, cappello).

Qui il resoconto di altri incontri della View Conference che ho seguito per CineCaverna.

Per ulteriori informazioni sui Pixar Animation Studios: Dal pixel alla Pixar di Virgilia Bertolotto, Vincenzo Grasso Editore, 2014, Padova.

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Virgilia Bertolotto

Virgilia Bertolotto

Nasce a Torino nel 1987. Appassionata da sempre di cinema e, in particolare, di cinema d’animazione, nel 2011 consegue la laurea magistrale in "Discipline cinematografiche - Storia, teoria e patrimonio." Nel luglio 2014 Vincenzo Grasso Editore pubblica il suo saggio "Dal pixel alla Pixar". Nel tempo libero gestisce tre pagine (Mads Mikkelsen Italia, William Holden Tribute e Jack Huston Italia) e un piccolo blog (The Happiest Small Things) su Facebook. Gli altri suoi interessi sono la lettura, la fotografia e l’arte.

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