The Happy Prince – L’ultimo ritratto di Oscar Wilde, recensione della fine miserevole dello scrittore nel film diretto e interpretato da Rupert Everett

the happy prince l'ultimo ritratto di oscar wilde
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The Happy Prince Genere: Drammatico, storico, biografico Regia: Rupert Everett Cast: Rupert Everett,Colin Firth, Colin Morgan, Edwin Thomas, Emily Watson, Tom Wilkinson Durata: 105 min Anno: 2018

the happy prince l'ultimo ritratto di oscar wildeEra un principe Oscar Wilde nella sua vita felice: successo a teatro, giovanotti pronti ad abbandonarsi ai vizi, una famiglia che sapeva sostenere le sue bizzarrie dando comunque in cambio rispetto ed amore. Ma non tutte le storie hanno un lieto fine, non tutti i principi tornano trionfanti dalle loro dolenti imprese. Ed è una conclusione miserevole quella dello scrittore irlandese, riportata con la sontuosità lercia di una celebrità in rovina in The Happy Prince – L’ultimo ritratto di Oscar Wilde, primo film come regista e sceneggiatore dell’attore Rupert Everett. Il quadro compassionevole di un artista discriminato per la propria omosessualità, che nonostante la povertà degli ultimi giorni non perse mai la sua stravaganza.

È stato dichiarato colpevole Oscar Wilde (Rupert Everett), in un processo dove vennero messe a nudo le sue passioni e i suoi peccati carnali. È stata la relazione con il benestante Alfred Douglas (Colin Morgan), il suo caro Bosie, a far spegnere le luci del palcoscenico sulla carriera e sull’intera esistenza del drammaturgo. Un amore illecito e contro natura che fece di Wilde un uomo da disprezzare, una relazione che rivivrà anche nell’ultimo periodo della sua vita assieme alle poche amicizie, ai restanti piaceri e ad una condizione di indigenza che lo cullerà fin proprio alla morte.

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Chi prima lo adorava è finito per odiarlo, chi ne applaudiva il genio sofisticato ne umiliò l’inclinazione sessuale. Vergogna, dolore, privazioni: Oscar Wilde dovette far affondare nell’incomprensione così radicata degli individui il suo lavoro, quella vena artistica che lo mise su di un piedistallo prima di vederlo cadere. A riportarlo con occhio compassionevole, con l’indulgenza che gli venne negata allo scoccare della sua ora, è l’interprete stesso che dello scrittore malconcio ha voluto fare il suo personaggio più bello e sentito. Rupert Everett mette nella sua sceneggiatura tutta la pena di un uomo che non riuscì più a far parte della società che prima lo acclamava e ne presenta, pur nell’aurea benevola, il carattere eccentrico, le trovate improponibili. L’incoscienza di poter tornar a vivere ancora quando di quella vita che si conosceva non è rimasto più niente.

The Happy Prince – L’ultimo ritratto di Oscar Wilde è una fotografia cupa, nonostante la luminosità eccessiva di John Conroy, che mostra lo sfaldamento di un’icona collocandola con precisione in una storia e in una scenografia che esplicitano l’ambivalenza della ricchezza ricercata e della sporcizia delle ristrettezze, il perseguire il proprio appagamento nell’impossibilità di soddisfarlo. L’autore de Il ritratto di Dorian Gray sembra assorbire nella sua persona quella luridezza che a fine romanzo apparteneva al quadro appeso al muro e ne impersona la versione reale: un dannato nella sua interezza. Un uomo che in fondo ha cercato soltanto l’amore e si è ritrovato a dover affrontare la prigione e l’astio.

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Con una macchina da presa che insegue i corpi, che va ad insinuarsi nei punti più stretti, nelle rientranze più particolari, la regia richiama l’arte pittorica romantica in cui i caldi si fondono insieme per avvolgere i personaggi nel torpore di un incubo che ha la capacità ancora di stupire con momenti da sogno, ma che la malattia e la disgrazia sembrano riportare ogni volta bruscamente a terra.

Un film che Rupert Everett sente di poter interpretare a pieno perché lui stesso pronto a risorgere da una carriera che sembrava aver tirato il freno, partire da un percorso che porta ad una conclusione per poter a suo modo rivivere. E lo fa con un Oscar Wilde dolcemente sofferente, arrogante, dai vezzi pronunciati che hanno sempre mosso il suo spirito. Un protagonista che nonostante la pietosa e pomposa dimensione di The Happy Prince – L’ultimo ritratto di Oscar Wilde sa mantenere attorno a sé la completa attenzione. Alziamo dunque i cilindri per Rupert Everett, che ha saputo dare dignità a Oscar Wilde proprio quando lui ne aveva più bisogno.

★★★

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