Edhel, recensione del film tra fantasy e bullismo di Marco Renda

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Genere: Drammatico, fantastico Regia: Marco Renda Cast: Gaia Forte, Roberta Mattei, Mariano Rigillo, Nicolò Ernesto Alaimo, Fioretta Magri, Christian Borromeo, Pietro De Silva Durata: 84 min Anno: 2017

edhelL’Italia si approccia al genere fantasy e lo fa raccontando una storia di diversità e bullismo. Edhel è il film di Marco Renda su una giovane protagonista costretta a destreggiarsi tra perdite che lasciano vuoti incolmabili e peculiarità fisiche che la allontanano ancora di più dai suoi coetanei. Un dramma che, mescolando dolore e fantasia, si pone ai confini di un sentiero pieno di mistero che saprà finalmente recare un po’ di pace. Un film che è il tentativo di approcciarsi a rivelazioni che vanno oltre l’immaginabile, ma che si allontanano troppo dalla possibilità di raggiungere un risultato di impeccabile qualità.

Edhel (Gaia Forte) porta sempre il cappuccio. Non lo toglie mai, né a scuola, né per strada, né al tavolo su cui mangia assieme alla madre Ginevra (Roberta Mattei). Questo perché nasconde un segreto, due orecchie a punta che la rendono differente da chiunque altro. Edhel non riesce a sentirsi a proprio agio, soltanto in sella a Caronte sente di poter sfuggire dagli occhi sospettosi dei suoi compagni e dalla sofferenza di un vuoto incolmabile. Sarà proprio il cavallo a portarla fin all’ingresso di un bosco, un incentivo che porterà la ragazzina ad incuriosirsi al mondo degli elfi e delle loro proprietà magiche, alimentate dall’innocente passione per le arti incantate del bidello Silvano (Nicolò Ernesto Alaimo).

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Esperimento interessante quello di Marco Renda e del suo Edhel, sceneggiato dal regista stesso insieme alla sua collaboratrice Elena Margaret Starace, e presentato con successo alla scorsa edizione del Giffoni Film Festival. Un fantasy che non solo si avventura per i sentieri della tradizione dei curiosi abitanti che invadono luoghi stregati, ma, proprio attraverso l’uso di elementi fatati, narra di una quotidianità comune afflitta da un’inadeguatezza sconfinata la quale, come gli elfi medesimi, tende a rimanere celata alla vista.

Districandosi tra componenti irreali che vanno ad integrare il periodo della giovinezza della protagonista, Edhel riesce a gestire con riguardo la triste piega che possono prendere gli scherzi e le prepotenze dei propri compagni, inquadrando il fenomeno amaro del bullismo con una precisione tale da stringere il cuore. Uno sguardo esterno particolarmente inappuntabile, che in maniera esatta riporta il disagio dell’emarginazione. E se la parte del normale, della prevedibile poiché realistica esperienza della violenza subita è ben scritta nonché ben ripresa, a creare titubanza è tutto ciò che ruota attorno all’intangibile e indecifrabile, quel desiderio fantasy su cui si era voluti puntare e che invece è risultato solamente danneggiare il racconto.

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Chiaroveggenza e giochi fiabeschi poco si amalgamano alla storia e molto spesso entrano in contrasto con i sentimenti dello spettatore, coinvolto dalle difficoltà del personaggio di Edhel, ma frenato dal lasciarsi andare completamente ad un film incapace di integrare l’aspetto su cui maggiormente aveva deciso di puntare. A gravare ulteriormente sul film è l’interpretazione della piccola Gaia Forte, di certo adatta per la sua fisionomia che cerca di richiamare l’antico popolo degli elfi, ma decisamente acerba sotto l’aspetto recitativo. Condizione che la accomuna a Nicolò Ernesto Alaimo, nella pellicola amico della piccola Edhel con cui condivide il fascino per il mistero, sullo schermo giovane apparentemente impreparato al mestiere di attore che offre una prestazione meno credibile delle sue delucidazioni riguardo l’universo immaginifico.

Prove attoriali del tutto distanti sono quelle degli adulti di Edhel, su cui spicca la madre apprensiva, ma estremamente forte, della brava Roberta Mattei, circondata da altrettanto buone performance offerte dai suoi colleghi più esperti. Un film che nel suo complesso ha le caratteristiche per poter funzionare, ma che si perde per le strade erbose di una boscaglia la quale, invece di riservare meraviglie, nasconde diverse ingenuità.

★★

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