The Greatest Showman, recensione dello sfavillante musical con Hugh Jackman

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Genere: Musicale, biografico Regia: Michael Gracey Cast: Hugh Jackman, Zac Efron, Michelle Williams, Rebecca Ferguson, Zendaya Durata: 110 min Anno: 2017

the greatest showmanÈ il più grande spettacolo quello che ci promette Hugh Jackman nel suo ultimo film da protagonista The Greatest Showman. Il nuovo musical firmato da Michael Gracey è l’esaltazione delle musiche e dei colori in una chiave ultra-pop, che riempie ogni singola inquadratura ponendo al proprio centro un entusiasmo talmente contagioso da avvolgere con ritmo lo spettatore.

P. T. Barnum (Hugh Jackman) è nato straccione, si è arrabattato tra mestieri miseri e povertà pressante, ma ha saputo tirarsi su le maniche, darsi da fare e porre la propria famiglia sotto un tetto di felicità e fantasia. Per lo stravagante Barnum però è fondamentale lasciarsi indietro quel passato sporco di cui nessuno ha rispetto e lo farà cominciando a guadagnare grazie alla sua fonte infinitesimale di assurde trovate. L’uomo metterà su infatti uno show delle stranezze più impensabili che la gente inizierà con il tempo ad amare. Ma per Barnum non è mai abbastanza e non tutto il pubblico sembra comprendere la bellezza che può celarsi dietro la diversità.

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Il 2017 si apriva con la riscoperta gradita del musical grazie al meraviglioso La La Land e si chiude ora con l’esuberanza incontrollabile della travolgente opera The Greatest Showman. Si tratta della storia vera del creatore del circo P. T. Barnum che, attraverso melodie e momenti di danza, prende movimentata vita sullo schermo, coinvolgendo con un fuoco incontenibile, il quale innalza il perseguimento dei propri sogni e lo stupore di chi sa apprezzare ciò che di differente cerca di nascondersi nella normalità. A collegare nuovamente il lavoro di Michael Gracey con quello dell’acclamato regista Damien Chazelle è la presenza dei medesimi autori dei brani, i quali giocano questa volta con la modernità per realizzare vere e proprie hit che arrivano direttamente alle orecchie e all’attenzione dell’ascoltatore, rapito dalle sonorità altamente trascinanti che vanno a formare la soundtrack elettrizzante del film.

Sceneggiato da Jenny Bicks – autrice del soggetto – e dal Bill Condon de La bella e la bestia, The Greatest Showman è un fiume di note che non dà respiro a un pubblico in balia di passi a due emozionanti e allestimenti ingenti dall’abbondanza scenografica. Una confezione favolosa come il mondo dei desideri che Barnum voleva costruire, la quale tralascia spesso di sentenziare troppo sul contenuto e il suo legarsi di situazione in situazione, per privilegiare una superficie di magia che colpisce l’occhio e il cuore dello spettatore.

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La facilità con cui si va componendo il racconto è infatti funzionale alla volontà artistica dei fautori della pellicola, che sacrificano una scrittura più approfondita o inquadrata per mettere davvero sotto i riflettori la patina di magnifica finzione che il film riesce eccellentemente a suscitare. Non è dunque solo l’uguaglianza di ciò che ci è estraneo, come può risultare una donna barbuta o un irlandese gigante, a segnare o tirare veramente le sorti dell’opera, e nemmeno l’ambizione che rischia di far spingere troppo oltre gli obiettivi. L’incanto di The Greatest Showman riguarda un carattere di pura, splendida estetica da musical, da costumi sgargianti e da una sinergia coesa tra attori protagonisti seguiti da una sbalorditiva macchina danzante.

Un film che si abbandona al flusso delle sue canzoni vincenti, delle sue strepitose coreografie, della sua vistosa spettacolarità. Un protagonista interpretato da uno sfavillante Hugh Jackman che è vero padrone e anfitrione del circo, il quale con il suo irresistibile piglio riesce nell’intento che per una vita era stato quello dello stesso Barnum: far uscire le persone dalla sala più felici di quando vi erano entrate. Un’arte e un proposito nobile, che The Greatest Showman riesce a coronare.

★★★1/2

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