Coco, recensione del nuovo incredibile film Disney/Pixar tra musica, famiglia e ricordi

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Genere: Animazione, fantastico, commedia, drammatico Regia: Adrian Molina, Lee Unkrich Durata: 109 min Anno: 2017

cocoLa Pixar lo ha fatto di nuovo. Ha preso i ricordi, il dolore, il senso di perdita e ha trasformato il tutto in gioia, in forza vitale, in sale dell’esistenza. Ha poi immerso la sua carica di emozioni e l’ha condita con l’esuberanza della cultura messicana, con le sue tinte accese, con il calore delle persone, che a loro volta ha unito assieme con quel filo che lega ogni essere umano su questa terra. La morte, amica e compagna, non solo aleggia sull’allegria del film Coco, ma ne è parte integrante, fonte di sorrisi e sentimenti, in un’opera di animazione che va a colpire dritto in quella parte più mistica eppure così tangibile della vita.

Miguel è un musicista. Non ha una chitarra impeccabile e non ha mai cantato davanti ad un pubblico, ma sa che quello delle note è il percorso che lo aspetta. C’è solo un piccolo eppure insormontabile problema: la sua famiglia non ama questa meravigliosa, avvolgente arte. Non solo non riesce ad apprezzarla, ne è ostile a tal punto da bandirla dalle loro vite. Ma i sogni sono più grandi degli ostacoli e sarà così che Miguel si ritroverà a dover affrontare i propri desideri durante la festa dei morti, scavalcando un ponte di canzoni, rivelazioni e ricordi che collega mondo dei vivi e mondo dei non vivi, comprendendo il peso del doversi dividere tra aspettative e famiglia.

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Il Messico. Terra dei ricordati, dei colori caldi che punteggiano strade terrose e continuamente attraversate. Tradizioni che hanno la capacità di non dimenticare, di saper legare in un ballo funebre la materialità del reale e l’inconsistenza – soltanto fisica – di ciò che è trapassato. Argomenti da adulti che sanno perfettamente parlare ai bambini, un’educazione sottile che passa attraverso il gioco e le melodie rendendo Coco uno dei lavori più maturi della lunga fila dei capolavori Disney/Pixar.

Prendendo di petto il Dià de los Muertos e costruendoci attorno una parabola toccante dalle suggestioni universali, i registi Adrian Molina e Lee Unkrich realizzano una goduria visiva dalle pretese elevate e completamente centrate, la quale si integra perfettamente all’intensità di un racconto che, come il ponte illuminato tra universo terreno e universo ultraterreno, unisce fantasia animata a sentimenti primordiali, inevitabili, quasi difficili da metabolizzare. La Disney/Pixar eccelle ancora una volta nelle proprie intenzioni poiché ardita di coraggio nel non precludersi nella difesa di un pubblico di giovanissimi che sa comprendere molto più di quanto immaginiamo, e questo divertendo ed emozionando, trovando il modo di affiancare il pubblico all’ilarità della morte che, protagonista della vita, diventa tale anche nella storia di Coco.

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Dopo l’ultimo incredibile film animato Inside Out, l’importanza dei ricordi torna a far salire la commozione dello spettatore del tutto in balia della bellezza di una spiritualità che non è fatta di lacrime o rimpianti, ma è più un’entrata a passo di danza in una trascendenza a cui siamo tutti invitati e che saprà accogliere, a tempo debito, con gioia e benevolenza. È però soltanto amando in vita che si può sperare di non finire oltre quella terra dei morti quanto mai festosa; il lasciare un segno nell’animo dei nostri cari, nella loro fragile memoria, per alimentare una dolce reminiscenza e, nelle persone oramai andate, la speranza di non sgretolarsi in solitudine al vento.

Coco è un film stupendo, carico di significati che è bene portare nella mente e nel cuore. Il saper mettersi da parte per far rimanere saldi i legami che è fondamentale tenere stretti, ambizioni e aspettative che sono nulla in confronto all’affetto di una famiglia e alla nostalgia di un ricordo. Uno strimpellare di chitarra che pervade di musica il film dando spazio a gaie melodie, le quali fluide includono nelle loro composizioni l’influenza della memoria e del destino.

★★★★★

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