Malarazza – Una storia di periferia, recensione del film sulla malavita e la famiglia diretto da Giovanni Virgilio

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Genere: Drammatico Regia: Giovanni Virgilio Cast: David Coco, Stella Egitto, Paolo Briguglia, Cosimo Coltrano, Antonino Frasca Spada Durata: 95 min Anno: 2017

malarazzaMalarazza – Una storia di periferia è un nome che ti resta addosso. Una famiglia segnata, in cerca di rinascita dalle ceneri di una tradizione portata con dignità e fierezza, tramontata però allo spegnersi delle luci attorno a un violento senza freno, un delinquente della strada causa della sua stessa disgrazia. Un segno identificativo che per le vie di una dimenticata periferia del Sud Italia cerca assieme fuga e riscatto, respirando l’illusione di poter tornare a godere di aria nuova, destinato soltanto al dolore delle proprie fatali, a volte tanto incerte, decisioni.

Tommasino Caruso detto Malarazza (David Coco) porta ancora alto con orgoglio il nome lasciatogli dal proprio padre. È un criminale dalla sbiadita esistenza malavitosa, e gli affari che la sua famiglia per anni ha portato avanti sono tutti ora, per decisione del defunto genitore, nelle mani del ben più temibile Pietro detto U Porcu (Cosimo Coltraro), mafioso dalla doppia vita che tiene in mano l’intero giro di droga del dimenticato paese. È dedito all’alcol e conosciuto per aver alzato ripetutamente le mani sull’indifesa moglie Rosaria (Stella Egitto), che deciderà finalmente un giorno di lasciare il proprio ingestibile marito portando con sé l’amato figlio Antonino (Antonino Frasca Spada) nella casa del fratello transessuale Franco (Paolo Briguglia). Un allontanamento che sarà motore di una serie di irrimediabili e traumatici eventi, incastonati per le strade di una Sicilia in cui è persa ormai ogni speranza.

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Giovanni Virgilio e la maledizione di un nome che determina il proprio degradato destino nel suo ultimo film Malarazza – Una storia di periferia, la fragile stabilità dei quartieri spregiudicati di un Sud ancora represso, sotto il comando di una malavita al controllo di una terra che ti spinge a mangiare per non venire a tua volta mangiato. Storia di stereotipi veritieri, che molto ha a che vedere con la predominanza di una corruzione onnipresente nelle piccole realtà smarrite dalla memoria di politici e potenti, la pellicola del regista siciliano edifica un ambiente fatto di delinquenza per integrare il racconto dei rapporti familiari, un’opera impossibilitata nel travalicare il proprio stato di appartenenza alla criminalità organizzata, ma decisa a mostrare il lato privato dei rapporti e degli intrecci del caso.

In una regione tinta da un grigio clima, le scelte dei personaggi di Malarazza – Una storia di periferia sono fulcro della volontà di far del bene in un ambiente che comprende soltanto il ferro e il male, i percorsi che separatamente i protagonisti del film intraprendono per andare poi a convergere e influire gli uni sugli altri in un ottimo intreccio narrativo, il quale si avvale di un cast di credibili attori e di una messa in scena funzionale e ben realizzata.

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La regia di Giovanni Virgilio è la nitida sapienza dell’uso della macchina da presa che con chiarezza sa muoversi nello spazio di Malarazza – Una storia di periferia per intrappolare sullo schermo le vite al limite di un manipolo di individui in cerca di un’agognata sopravvivenza. Una direzione che, abbinata alla fotografia del tutto in linea con le atmosfere del film e soprattutto alla capacità del saper creare notevoli tagli di luce, dà mostra di inquadrature precise e considerevoli, in grado di restituire con bellezza il malfamato mondo dei personaggi.

Malarazza – Una storia di periferia convince nella sua totalità, ma non si sottrae al rimprovero di aver appesantito il proprio svolgimento con un’aggiunta infruttuosa di momenti che, non necessari all’avanzamento degli accadimenti, avrebbero potuto migliorare con la loro assenza lo scorrimento del film, alleggerendolo da un’innocente ripetitività e acquistando in più l’abilità di saper racchiudere informazioni privandosi di vane scene o già comprensibili contesti. Difetti che non vanno comunque ad intaccare con gravosità l’intera pellicola di Giovanni Virgilio, un lavoro dal tema oramai più che saturato, ma che il regista ha saputo trattare con capacità tecnica seguendo con coscienza l’emotività dei suoi protagonisti.

★★★

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