Blade Runner 2049, il dono di Denis Villenueve nell’aver interpretato l’atteso sequel nella sua personale chiave

blade runner 2049
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Genere: Drammatico, thriller Regia: Denis Villenueve Cast: Ryan Gosling, Harrison Ford, Jared Leto, Ana De Armas, Sylvia Hoeks, Robin Wright, Mackenzie Davis, Dave Bautista Durata: 163 min Anno: 2017

blade runner 2049Trentacinque anni ed un futuro ancora impresso nella memoria. Trentacinque anni e un immaginario rimasto invariato, assunto a punto di riferimento per la strutturazione visuale di un ambiente che non ha più saputo allontanarsi dal prototipo stabilito da Blade Runner. E dopo questi trentacinque anni dall’uscita nel 1982 del caposaldo della fantascienza, il regista Denis Villenueve porta al cinema un’esperienza visiva ingente e conturbante, un lavoro di messa in scena sublime per il degno seguito Blade Runner 2049.

In un futuro sopraffatto dall’inquinamento climatico, punteggiato sempre da giganteschi ologrammi ideati per ammaliare e catturare, Los Angeles è ancora sporca e dispotica nella pellicola del canadese cineasta, luogo inospitale dove umani e nuovi replicanti si scrutano su strade lavate via questa volta da una neve leggera e insistente. Il blackout del 2022 è punto da cui ripartire, un rovesciato big bang posto come originario principio che ha fagocitato dati e informazioni, eliminando l’esistenza di quella specie cresciuta e prosperata, ma diventata tanto ribelle da dover perciò essere fermata.

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Ryan Gosling attraversa la terra e il cielo accompagnato dalla solitudine del suo agente K, il dramma dell’identità che si ripete nella sceneggiatura di Hampton Fancher e Michael Green e delinea quella sottile eppure fondamentale precarietà che aleggia intorno al dubbio della propria esistenza, della presenza della propria anima, della ragione delle proprie rivolte. Sognare un vero passato, confidare in un ribaltato futuro: supposizioni, desideri inesplicati, ma silenziosamente potenti come quelle singole lacrime che rigano il volto degli innumerevoli personaggi del film, umani o androidi che siano, ma dopo tutto composti indiscutibilmente da carne e con la brama di sapere che ciò che si vive è importante, reale.

Un allestimento controllato attorno alla precarietà degli esseri, una pellicola misurata al pari delle trattenute emozioni del protagonista e della cerchia di uomini e donne a lui collegati, tutti composti nella loro bisognosa esigenza di aggrapparsi a qualche solida certezza, che non manca ogni qualvolta di far spaventosamente tremare la propria interiorità. Le infinite domande che il film di Ridley Scott apriva si ampliano nel contemporaneo lavoro ispirato nuovamente dal romanzo di Philip Dick Il cacciatore di androidi e, pur non rivelandosi fortemente perturbanti come accadde per le precedenti, si rivelano nonostante ciò nuovamente impegnate sul significato – e ancor di più sulla ricerca – di cosa sia veramente vivere.

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Denis Villenueve centra l’impossibile obiettivo di riportare al cinema una mastodontica operazione fantascientifica mostrandosi assolutamente abile nel rimaneggiare gli stilemi presentati dal primo Blade Runner, tralasciando però quella sensibile aria noir che contraddistingueva il film degli anni Ottanta e sostituendola con l’influenza del proprio contraddistinto stile. Il regista evita infatti di maneggiare una copia dell’apripista che ha segnato un genere cinematografico e l’utopistico universo delle arti visive futuristiche, puntando piuttosto sulla sua incredibile attitudine nel far parlare il film direttamente attraverso le immagini, ognuna curata nel più piccolo particolare e di una bellezza da mozzare il fiato.

Il piacere voyeuristico dello spettatore viene sublimato dal comparto tecnico di Blade Runner 2049 che conta tra le sue file il direttore della fotografia Roger Deakins, il quale con Villenueve plasma la luce per far vivere l’oscuro e il bianco, per far esprimere l’arancione e il giallo, in un’architettura delle inquadrature sbalorditivamente perfetta. Fotogrammi che catturano, che immobilizzano il pubblico e lo costringono ad ammirarle. Un dono da parte del talento di un regista che ha saputo fare di un rischioso sequel un’opera con il proprio stampo unico. Il miracolo del cineasta nell’aver reso Blade Runner 2049 non solo un attesissimo continuo del cult di Ridley Scott, ma un film di Denis Villenueve a tutti gli effetti.

★★★★

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