La Top Ten del 2014 di Maria Chiara Ronza

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Si avvicina la fine dell’anno ed è tempo di classifiche. Ecco la Top 10 della nostra redattrice Maria Chiara Ronza. I film sono stati selezionati tra le uscite nei cinema italiani dal primo gennaio al 18 dicembre.

10. Grand Budapest Hotel. Di Wes Anderson.
L’ultimo film di Anderson, che gli ha fatto conquistare il premio Miglior regia al Festival di Berlino, è un favola pop ambientata in Polonia, i cui protagonisti sono un irresistibile concierge (Ralph Fiennes -uno dei migliori attori dell’anno-) e il suo lobby boy (Tony Revolori).

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9. Mommy. Di Xavier Dolan.
La quinta opera del venticinquenne regista canadese è girata in formato 1:1 eccetto per specifici momenti che vive il protagonista Steve, affetto da ADHD. Non è l’unico film dell’anno che affronta l’indissolubile, e a volte turbolento, rapporto tra un figlio ed un proprio genitore. Premio della giuria al Festival di Cannes 2014.

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8. Lo sciacallo – Nightcrawler. Di Dan Gilroy.
L’esordio alla regia di Gilroy è un thriller ambientato prevalentemente di notte con un formidabile Gyllenhaal nei panni di un cameraman disposto a tutto per riuscire nel suo, discutibile, lavoro.

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7. Frank. Di Lenny Abrahamson.
Il regista irlandese realizza una black comedy basata gruppi musicali, crisi d’identità e valori amicali.

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6. Like father like son (Soshite Chichi ni Naru). Di Hirokazu Koreeda.
Il regista giapponese dirige il film più commovente dell’anno: dobbiamo crescere con chi ci ha messo al mondo o con chi ci sostiene giorno per giorno? Premio della giuria al Festival di Cannes 2013.

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5. A proposito di Davis (Inside Llewyn Davis). Dei fratelli Coen.
I due fratelli del Minnesota incentrano la loro pellicola sul cantautore Llewyn Davis, ispirato a Dave Van Ronk. Tra ballate folk e strade innevate assistiamo al suo percorso di crescita personale e professionale. Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes 2013.

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4. L’amore bugiardo – Gone girl (le recensioni di Michele Giacci e Giuseppe T. Chiaramonte) . Di David Fincher.
Il migliore thriller dell’anno è tratto dall’omonimo romanzo di Gillian Flynn. Lo scrittore Nick Dunne è in una doppia crisi: quella lavorativa e quella coniugale. La seconda delle quali lo catapulta in una nuova ed impressionante fase della sua vita. Rosamunde Pike è l’attrice migliore dell’anno, una vera diva hitchcockiana (e infatti ne ha interpretata una a teatro in Hitchcock Blonde).

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3. Si alza il vento (Kaze tachinu). Di Hayao Miyazaki.
Miyazaki lascia il mondo del cinema con il suo ennesimo capolavoro. Basato sulle realizzazioni geniali dell’ingegnere aeronautico giapponese Jirō Horikoshi. Tutti i suoi tòpos sono approfonditi e definiti.

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2. Il regno d’inverno – Winter sleep (Kış Uykusu). Di Nuri Bilge Ceylan.
Il film più riflessivo dell’anno è del turco Ceylan. Il protagonista, Aydin, è uno dei personaggi migliori e più interessanti dell’anno: un ex attore, che sta scrivendo dei libri sul teatro turco, ora gestisce un hotel e si trova a comporre un conflitto con la sua giovane moglie e un altro con un uomo del posto. Palma d’oro meritata.

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1. Boyhood. Di Richard Linklater.
Il film migliore dell’anno è un esperimento cinematografico durato 12 anni, e girato per meno di 5 giorni all’anno. Come assistiamo alla crescita (intensa in ogni sua specificazione) dei personaggi, così assistiamo alla crescita dei loro attori. Viene raccontata la vita di Mason (Ellar Coltrane) dal periodo delle elementari a quello del college tra sorelle smorfiose, genitori separati e lavori saltuari. Si ride, si piange, ci si innamora dei personaggi, si riflette, si discute. Proprio come nella vita vera. Un viaggio che molti di noi hanno intrapreso e verso il quale provano sì nostalgia, ma anche appagamento.

Boyhood

Gli Outsider, ovvero i film meritevoli ma che non rientrano nella Top Ten: Maps to the stars di David Cronenberg, Jimmy’s Hall di Ken Loach, Due giorni, una notte dei fratelli Dardenne, Locke di Steven Knight, We Are the Best! di Lukas Moodysson.

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