Barriere, l’egoismo e il rammarico di un uomo che riempie lo spazio

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Fences Genere: Drammatico Regia: Denzel Washington Cast: Denzel Washington, Viola Davis, Stephen Henderson, Jovan Adepo, Russell Hornsby, Mykelti Williamson, Saniyya Sidney Durata: 138 min Anno: 2016

barriereLe sconfitte, il rammarico, l’incombenza della morte e la rabbia delle conseguenze della segregazione. In un’aria tesa, nel perimetro di una casa che oscilla tra una dimensione vuota poi di nuovo affollata, si consumano le tensioni familiari dei coniugi Maxson, in un racconto sulle delusioni e le aspettative di alcune vite internamente spezzate, ferite da rapporti intimi affilati come lame ed ambizioni sfocate.

Ex giocatore nero di baseball, disilluso dal clima ancora discriminatorio che si respira nella quotidianità di tutti i giorni e nello specifico sul campo sportivo, Troy Maxson (Denzel Washington) vive del suo modesto stipendio da netturbino, passa le giornate lavorando con il suo amico di una vita Bono (Stephen Henderson), amoreggia con la placida moglie Rose (Viola Davis) e si destreggia tra le conflittualità dei suoi due figli, Lyons (Russell Horbsby) e Cory (Jovan Adepo). Istrionico e apparentemente inespugnabile, la vita di Troy è un continuo scontro con la morte e il rispetto, il passato e le scelte. Un uomo costretto ad assumersi gli esiti delle proprie azioni, un seme marcio che nel tempo raccoglierà i suoi rancorosi frutti.

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Troy Maxson è un piantagrane con il sangue di un cantastorie, un uomo dai valori ferrei, ma che nella vita ha sbandato e continua rovinosamente ad uscire dai binari, egoista dietro le sue parole piene di doveri da rispettare e incapace di donare tutto il suo amore poiché significherebbe mettere da parte sé stesso. Un maestro dell’oratoria che scombussola, raggira, ammutolisce, che alza la voce al di sopra delle parole altrui per farsi sentire e senza la voglia di ascoltare. Un uomo che vive nei rimpianti, che non riesce a guardare in avanti e commette così dei rovinosi passi indietro travolgendo chiunque trovi di fronte, compresa la morte con la sua oscura e minacciosa falce.

Sempre al centro, in continuo movimento, come una palla da baseball che non tocca mai il suolo erboso, Denzel Washington riempie lo spazio con la sua fisicità e i suoi monologhi urlati contro il cielo, contro il diavolo, contro le persone circostanti ed esaltando solo le proprie intoccabili virtù che lo hanno portato ad essere un marito, un padre, un lavoratore rispettato. Con una sceneggiatura che lo sostiene e ne traccia accuratamente i ruvidi ed a volte inaccettabili contorni, il personaggio di Denzel Washington si confronta con una realtà familiare dalla quale in verità vorrebbe fuggire, lasciando in un angolo le lacrime, forti seppur rassegnate di una moglie incrollabile.

Perché Rose Maxson sa di aver messo da parte ogni singola parte di sé per permettere al proprio uomo di riempire con il suo mastodontico essere qualsiasi piccola parte della loro grande casa, un’interpretazione di Viola Davis la quale trasmette una fragilità che mai potrà essere soppiantata dalla massiccia presenza di un marito accentratore e individualista.

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Barriere, adattamento cinematografico dell’opera teatrale del 1983 scritta da August Wilson e vincitrice del Premio Pulizer, è l’ultimo film diretto e interpretato dall’americano Washington, il quale mette da parte maestranze registiche, innovazioni o trovate originali per concentrare la propria attenzione e quella del pubblico sulla messa in primo piano del racconto, dei dialoghi, della sfida lanciata da un uomo contro la vita e ciò che amaramente o meno la costituisce. Un’opera che per sua natura rimane fedele allo stampo da palcoscenico per la quale è nata e punta sulle ottime prove attoriali dell’affermato personaggio principale e della talentuosa Viola Davis, premio Oscar alla Migliore Attrice Non Protagonista. Un film sulla percezione del razzismo, il guadagno lavorativo, il tradimento e lo svanire delle ambizioni, storia dal sapore acre come il suo protagonista.

★★★

 

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