Tokyo Godfathers, l’anime natalizio di Satoshi Kon

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(id.) Genere: Commedia animata Regia:  Satoshi Kon Cast: Toru Emori, Aya Okamoto, Yoshiaki Umegaki Anno: 2003 Durata: 92 min.

Tokyo_Godfathers_(Movie_Poster)Il geniale regista ed animatore giapponese Satoshi Kon dopo essersi occupato per un decennio della scenografia di diversi anime, e aver diretto i lodevoli Perfect BlueMillennium Actress, realizza per il 2003 la sua opera più matura e completa, Tokyo Godfathers. A cui seguono la serie TV Paranoia Agent, e il film Paprika.

In essa si racconta di una Tokyo innevata ma ricca di decorazioni natalizie in cui tre senza tetto (Gin, Miyuki e Hana), dall’aspetto e vissuto personale differente, trovano una neonata tra i rifiuti. Nonostante diversi turbamenti e lo stupore comune i protagonisti decidono di tenerla con sé. A questa coraggiosa, ma condivisibile decisione, seguono una serie di eventi tutti concatenati tra loro, il cui impianto si basa sulla coincidenza, ovvero il mezzo che permette all’intreccio di evolversi, catturare l’attenzione dello spettatore, e non lasciare un minuto di tregua ai tre.

La novella magica di Kon tratta di tematiche universali, come la nostalgia per un passato apparentemente perduto e non più raggiungibile e la famiglia. I tre non sono legati da vincoli di alcun tipo: vivono assieme per farsi forza tra loro (le famiglie da cui provengono sono disfunzionali o li hanno ripudiati). Ma formano comunque un nucleo anche se piuttosto originale (un ex alcolista, un transessuale, ed una ragazzina ribelle). In effetti il film potrebbe essere una rivisitazione, non derisoria bensì intelligente, del tema della Natività; ma anche delicate come le malattie sessualmente trasmissibili, la mafia, l’obesità, e il razzismo (declinato in vario modo).
Come la pellicola In nome di Dio di John Ford a cui è ispirato, Tokyo Godfathers presenta autocitazioni ai precedenti lavori del regista. Ad esempio in alcuni punti si intravedono la locandina e le illustrazioni di Perfect Blue.2
Al regista e sceneggiatore Satoshi Kon non interessa indugiare sugli aspetti più controversi (che sono comunque sottolineati dai haiku mostrati in sovrimpressione e recitati dai personaggi), ma vuole amalgamarli a quelli più spettacolari (le corse con diversi mezzi per le strade giapponesi) e divertenti (i battibecchi tra Gin e Miyuki).

Per quanto riguarda la tecnica eseguita, l’animazione è resa in modo eccelso. Gli studi in design e pittura, e la collaborazione con il maestro Katsuhiro Ōtomo, hanno influenzato molto il suo stile. Da notare quindi l’accuratezza per i dettagli, le espressioni facciali, i colori vivaci, le luci. Alle capacità narrative non comuni si aggiungono particolari abilità di composizione.

Tokyo Godfathers, proponendo un tema non comune per un anime, alterna in modo equilibrato lo humour al dramma e rappresenta uno dei più commoventi, divertenti e totalmente non convenzionali film natalizi. E infatti si conclude con una versione giapponese della Sinfonia n. 9 di Beethoven.

★★★★★

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