The Danish Girl, la verità sotto la superficie

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id.Genere: biografico, drammatico – Regia: Tom Hooper – Cast: Eddie Redmayne, Alicia Vikander, Sebastian Koch, Ben Wishaw, Matthias Schoenaerts – Durata: 120 minuti – Anno: 2015

The-Danish-Girl-Poster-01Il cinema di Tom Hooper da Il discorso del Re fino a oggi racconta storie di uomini che vogliono cambiare la loro situazione a partire dalla “semplice” correzione di un difetto di balbuzie (Il discorso del Re), alla ricerca di uno stato sociale migliore (Les Misérables), fino al cambio del proprio sesso. Una ragione sempre più profonda che calca la mano sull’interpretazione degli attori.
The Danish Girl affronta il tema più delicato e difficile -e di tremenda attualità- nel cinema del regista inglese e come per i film precedenti sono gli interpreti a lasciare il segno.

La storia del pittore danese Einar Wegener che decise di diventare donna –Lili Elbe-, dopo aver cominciato per gioco insieme alla moglie Gerda, si inserisce a pieno titolo nel genere del melodramma e tratto dal romanzo La Danese di David Ebershoff, la sceneggiatura di Lucinda Coxon procede con passo lento, accompagnando ogni momento di questo percorso con delicate scene che raccontano poco alla volta la trasformazione o per meglio dire la correzione della natura del protagonista: «Dio mi ha fatto donna, ma in un corpo sbagliato» afferma ad un certo punto Lili.

Eddie Redmayne offre un’altra grande interpretazione in un ruolo difficile che sfiora più volte i limiti della tolleranza con le sue mossette e i vezzi, ma naviga bene in quella linea sottile che sta tra la recitazione scolastica e una costruzione accuratissima del suo personaggio. Infatti, è la scena in cui rincontra un vecchio amico a Parigi che mostra il vero lavoro dell’attore inglese.
Alicia Vikander non è da meno e fa a gara con l’attore inglese a rubar la scena. La sua Gerda è un personaggio molto sfaccettato, sopra le righe per il contesto sociale in cui è inserita, ma la recitazione non è mai eccessiva, anzi è molto controllata. Gerda è un personaggio forte e fragile allo stesso tempo e l’attrice svedese ne mostra ogni sfumatura con i suoi delicati lineamenti.
Il giudizio finale è semplicemente imputabile al peso che ha il suo personaggio rispetto a quello di Redmayne.
danish girl 2

Tom Hooper invece, un po’ come già accaduto per Les Misérables, rimane poco alla volta in secondo piano. Nella prima parte esegue un fine lavoro sui corpi degli attori inquadrandoli in vari modi, dalla mescolanza dei corpi di Gerda e Einar, fino al loro sdoppiamento tramite i riflessi, dalla rappresentazione pittorica su tela di una modella che in realtà è un uomo, fino all’ovvio tema della trasformazione. Oppure sintetizza l’intero film in inquadrature uniche, per esempio un totale dello studio di casa Wegener dove la trasformazione di Einar in Lili è rappresentata da tre soggetti che delineano il punto di fuga: il quadro di una ballerina, un tutù appoggiato su una sedia e Einar al centro dell’inquadratura.
Però è nella seconda parte che la regia comincia a diventare anonima, rimanendo coerente con la composizione pittorica ed estetizzante ma abbandonando la costruzione di significato attraverso le immagini.
The Danish Girl nasconde sotto la superficie pomposa di cinema d’autore un film commerciale, costruito a tavolino, un film per gli Oscar, ma che riesce nel difficile compito di rendere accessibile e godibile a chiunque una vicenda che agli occhi dei più perbenisti può risultare intollerabile.

★★½

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Giuseppe T. Chiaramonte

Giuseppe T. Chiaramonte

Nato a Catanzaro nel 1988, vive nella provincia di Milano da sempre. Appassionato di cinema fin da piccolo capisce che vuole farne la sua vita quando vede La compagnia dell'anello. Nonostante l'imprinting col genere blockbuster, che rimane nel cuore, la conoscenza del cinema d'autore arriva qualche anno dopo grazie agli studi e ora tra i suoi registi preferiti si contano nomi come Billy Wilder, Orson Welles, Alfred Hitchcock, Martin Scorsese, David Fincher e Christopher Nolan. Ma siccome nella vita è un montatore video, la vera fonte di ispirazione arriva dalla leggendaria Thelma Shoonmaker, dal maestro Walter Murch e Kirk Baxter.

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