Il caso Spotlight, omertà contro verità

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Spotlight Genere: Drammatico Regia: Tom McCarthy Cast: Michael Keaton, Mark Ruffalo, Rachel McAdams, Liev Schreiber, Stanley Tucci, Brian d’Arcy James Anno: 2015 Durata: 128 min.

spotlight-posterIl neo direttore del Boston Globe Marty Baron è un estraneo alla città e alla sua élite. Il suo ingresso come uomo al comando di una delle più importanti testate giornalistiche d’America porta alla creazione di Spotlight, una squadra investigativa di giornalisti che seguono una scia di preti accusati di abusi sessuali su minori. La storia più grande però è come la Chiesa cattolica abbia oscurato questi crimini. L’indagine valse il Premio Pulitzer di pubblico servizio al quotidiano nel 2003.

Scrivere una recensione riducendo le distanze da un film come Il caso Spotlight non è mai facile. Una delle migliori scene (tra le tante) mostra il giornalista Matt Carroll scoprire che tra i 90 preti pedofili di Boston ce n’è uno che vive a poche case di distanza dalla propria. La vista di questa piccola casa buia proprio accanto a un parco in cui i bambini giocano è agghiacciante. La composizione è da film horror, ma il regista Tom McCarthy è cosciente del tema, così non ci mostra quasi mai il mostro. Dall’altra parte il ritmo incessante prende il sopravvento e così sappiamo molto poco dei membri del team Spotlight, da dove sono venuti, ciò che li spinge nell’incessante ricerca e perché hanno scelto il giornalismo. Ma c’è così tanto contenuto in gioco che è troppo aspettarsi qualcosa di più. Trasparenza sopra collusione, sfidando l’autorità e le vecchie credenze pur di seguire ciecamente la verità, è il conflitto centrale di questo dramma.

La mano di McCarthy lavora il film soprattutto come un thriller e nonostante il pubblico sappia già tutto di questa terribile storia si fa fatica a non restare sconvolti. Ma sia chiaro, non vi è alcun tentativo di manipolare le emozioni. Il film evita tutti gli eufemismi del caso, concentrandosi invece sugli abusi sessuali in tutta la sua malvagità, eppure ci riesce con la sola potenza delle parole che ne compongono il racconto. Prendendo in esempio il giornalistico Zodiac di Fincher, la differenza più grande è l’assenza di violenza. Lì il killer agiva per mano della macchina da presa e soprattutto nel montaggio di Angus Wall che si sarebbe poi ripetuto con L’amore bugiardo. Nessuna rappresentazione del male in Spotlight, solo la consapevolezza che esiste e che vivrà per sempre sotto forma di trauma nelle vittime dalle personalità diverse, ognuna forgiata dal tipo di abuso e condizione sociale.spotlight1

Dove il film si rivela straordinariamente percettivo è come indissolubilmente la Chiesa si sia intrecciata nella vita di Boston e come abbia nascosto per tanto tempo la corruzione, esercitando pressione e influenza sulle istituzioni giuridiche, politiche e giornalistiche della città. Data la separazione, più sfocata del solito, tra chiesa e stato e il fatto che un’alta percentuale di lettori del Globe siano cattolici irlandesi, non è una sorpresa se tutto nasca da un estraneo all’élite della città. Baron è un nativo della Florida, il primo editore ebreo a prendere il timone del Globe e a giocare duro con l’arcidiocesi.

La magia di Spotlight è la perfetta intesa degli attori col tipo di sceneggiatura e con loro stessi. Non c’è motivo di rubare la scena e ogni performance è cruciale per il successo del film. McAdams e Ruffalo sono diligenti e precisi come giornalisti. Interviste, telefonate, conversazioni, tutto coinvolge e sconvolge, ma nonostante la presa di posizione non si vuole mai mettere in discussione la fede dello spettatore. Il cast di McCarthy è la punta di un iceberg molto grande. In realtà il film cerca di afferrarvi per il colletto della camicia, e lo fa con raffinata precisione. Ogni atto nella sceneggiatura di McCarthy e Josh Singer nasce per spostare l’indagine in avanti (o indietro, quando ci sono conseguenze per la verità che sta per venire alla luce). Ogni parola nello script conta, quante volte possiamo dire lo stesso per altri film?

Nelle mani di Tom McCarthy il potente Spotlight è un racconto teso, scoppiettante, meticoloso, pericoloso ma essenziale, giusto e simbolico di un difficile scandalo contemporaneo in una grande città americana. C’è il trionfo nel suo compimento ma non ci sono eroi. Tutto quello che otteniamo è consapevolezza e tristezza dopo aver realizzato quante persone abbiano guardato dall’altra parte quando questi crimini orribili venivano perpetrati contro bambini innocenti.

★★★★

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Michele Giacci

Michele Giacci

Michele Giacci nasce a Napoli il 31 maggio 1987, l'anno di Full Metal Jacket, Il cielo sopra Berlino, Gli Intoccabili, Wall Street e del primo scudetto del Napoli di Maradona. Cresce coi western alla tv e coi film di Spielberg al cinema, insieme ai romanzi di formazione del ventesimo secolo e all'amore incondizionato verso l'isola d'Irlanda.

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