Revenant – Redivivo, tra natura e ambizione

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The RevenantGenere: drammatico – Regia: Alejandro G. Iñarritu – Cast: Leonardo DiCaprio, Tom Hardy, Domhnall Gleeson, Will Poulter, Forrest Goodluck – Durata: 156 minuti – Anno: 2015

La recensione di Giuseppe T. Chiaramonte

revenant_posteritia_correttoDopo aver sfidato il tempo con i piani sequenza di Birdman, Alejandro Gonzales Iñarritu alza l’asticella e realizza un progetto di per sé folle sfidando la natura stessa. Tra gli altipiani dello Yellowstone e i paesaggi sperduti della punta estrema a sud del Sud America, Revenant – Redivivo respira l’aria della natura e di questa si nutre in continuazione grazie anche alle meravigliose riprese realizzate solo con luce naturale.
La “vera” storia di Hugh Glass, passata dalle mani dello scrittore Michael Punke e adattata successivamente per il grande schermo dal regista stesso e Mark L. Smith (Martyrs), prende vita grazie a due strepitose interpretazioni: da una parte quella di DiCaprio, probabilmente la sua prova fisica più difficile, asciugata da quasi ogni dialogo. Il suo personaggio striscia, urla e si sforza per gran parte del tempo restituendo un personaggio assetato di vendetta ma che deve vedersela con la brutalità della natura. Dall’altra parte, Tom Hardy che dimostra ancora una volta la sua grandezza come attore e interpreta il suo Fitzgerald in maniera talmente convincente da rubare la memoria dello spettatore alla fine del film.
Ad accompagnare le interpretazioni, la meravigliosa fotografia di Emmanuel Lubezki, ormai completamente influenzato dallo stile di Terrence Malick -il film si presta molto, d’altronde.
C’è però qualcosa che non funziona in questa mastodontica impresa ed è proprio il regista. L’ambizione di Inãrritu si sente in ogni inquadratura e si avverte il peso di un prodotto che più volte mostra in pieno il suo essere pretenzioso. Prolisso in molti passaggi e paradossalmente ridotto all’essenziale nel racconto, Revenant risulta più debole proprio laddove avrebbe dovuto avere il suo punto di forza. Il viaggio di Hugh Glass perde di efficacia nell’insistenza del regista a mostrare la forza della natura, i bellissimi paesaggi e ogni sfida del protagonista in una ricerca poetica ed estetica che alla fine risulta priva di significato e lascia poco anche allo spettatore.
Nel suo essere contraddittorio, Revenant – Redivivo regala grandi momenti di cinema, come l’impressionante scena dell’orsa e la battaglia in apertura del film, ma ne alterna altri di una lunghezza quasi insostenibile.
★★★

La recensione di Viviana de Lillo

Sulla carta Revenant – Redivivo avrebbe potuto costituire una pellicola da antologia, di quelle che, almeno una volta, per il loro oggettivo valore artistico, vanno viste. Il condizionale, tuttavia, è qui d’obbligo in quanto l’ago della bilancia pende più dal piatto delle debolezze che da quello dei punti di forza dell’ultimo lavoro del messicano Iñárritu. Partendo da questi ultimi, sicuramente la fotografia di Emmanuel Lubezki è magistrale, poetica, ma, al contempo, cruda ed implacabile nell’inquadrare visivamente il potere della Natura e la debolezza umana, la forza d’animo e la disgrazia di spirito. Gli interpreti, nello specifico i due protagonisti, Leonardo DiCaprio e Tom Hardy, qui in due ruoli antitetici nell’accezione più stevensoniana del termine, sigillano, sebbene con i dovuti distinguo, il loro talento attoriale in una prova sia fisica che emotiva di cui il film sembra costantemente sottolineare il valore metacinematografico. Se è vero, infatti, che l’attore debba essere in grado di coniugare l’immedesimazione nel personaggio sia in termini fisici che empatici, la prova di DiCaprio sembra concentrarsi più sul valore fisico dell’interpretazione, sicuramente soprattutto per esigenze di copione, mentre Hardy è in grado di costruire un personaggio a tutto tondo, completo. La scrittura dei personaggi e, in complesso, la sceneggiatura, non convincono del tutto: queste, insieme ad una regia distratta nel regolare il ritmo della narrazione, negando ogni equilibrio tra il lungo indugiare sull’implacabilità della Natura e la celerità inerente il consumarsi della vendetta del protagonista, costituiscono il principale punto debole del film. Revenant – Redivivo avrebbe potuto essere un film migliore, ma rimane comunque un interessante viaggio spirituale.
★★★½

La recensione di Virgilia Bertolotto

Dopo neanche un anno dopo la vittoria dell’Oscar con Birdman, Alejandro G. Iñárritu torna nuovamente alla ribalta con Revenant – Redivivo, un film dalla bellezza glaciale. Non solo per la splendida fotografia di Emmanuel Lubezki che ci regala la visione di paesaggi innevati quasi del tutto incontaminati, ma anche per la freddezza dell’opera in sé. Se infatti il film è impeccabile dal punto di vista stilistico, rimane però un po’ privo di emozioni e lo spettatore, più che partecipare emotivamente alla storia dello sfortunato protagonista, si trova a osservare il tutto come se fosse un magnifico documentario sulla natura umana spinta all’estremo, sia emotivamente che fisicamente. Nulla da eccepire sulla scelta del cast, in particolare per quanto riguarda i due protagonisti Leonardo DiCaprio e Tom Hardy, che danno sfoggio della propria abilità recitativa senza mai cadere nell’esagerazione. Svolgono egregiamente il proprio compito anche Domhnall Gleeson (penalizzato dal non adatto doppiaggio italiano) e Will Poulter, in due ruoli più “normali”, ma comunque necessari e interessanti ai fini della storia.
★★★½

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Giuseppe T. Chiaramonte

Giuseppe T. Chiaramonte

Nato a Catanzaro nel 1988, vive nella provincia di Milano da sempre. Appassionato di cinema fin da piccolo capisce che vuole farne la sua vita quando vede La compagnia dell'anello. Nonostante l'imprinting col genere blockbuster, che rimane nel cuore, la conoscenza del cinema d'autore arriva qualche anno dopo grazie agli studi e ora tra i suoi registi preferiti si contano nomi come Billy Wilder, Orson Welles, Alfred Hitchcock, Martin Scorsese, David Fincher e Christopher Nolan. Ma siccome nella vita è un montatore video, la vera fonte di ispirazione arriva dalla leggendaria Thelma Shoonmaker, dal maestro Walter Murch e Kirk Baxter.

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